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L'incontro

Maria Rita Parsi sul disagio giovanile: «Scuola e famiglia surclassate dal virtuale»

La psicoterapeuta è stata ospite di PordenonePensa in un incontro che si è tenuto al Chiostro della Biblioteca

Avrebbe potuto parlare per ore Maria Rita Parsi, docente e psicoterapeuta  intervenuta in occasione della rassegna PordenonePensa. La gente ascoltava in rigoroso silenzio la lezione americana della saggista incentrata in particolare sul tema del disagio giovanile e sul ruolo della famiglia e della scuola. Il tempo in questo caso è stato benevolo nonostante il lampi che in lontananza si stavano avvicinando verso il centro. L’autrice, invece, è impassibile. Anzi, si mette persino a scherzare come se quei fulmini fossero una reazione divina rispetto a quanto lei ha sostenuto nel corso dell’incontro. Si è parlato dell’origine della vita, della centralità del corpo della madre e di quanto anche nella tradizione cristiana il ruolo della donna sia sempre stato essenziale usando come riferimenti le vicende legate a Maria e San Giuseppe. 

Ma il vero tema in realtà è un altro ed è un disagio giovanile che cresce e che è si è preso la scena come più volte raccontato dai media. I fatti di cronaca sono all’ordine del giorno, ma Maria Rita Parsi ritiene che tutto sia in qualche modo legato all’angoscia di morte, una sofferenza che si è amplificata nell’epoca del digitale. Ma è sempre possibile controllare i sentimenti? L’uomo, sostiene la psicoterapeuta, ci ha provato più volte. Con la religione («Muoio ma dall’altra parte c’è la vita eterna»); con la forza dell’arte capace di immortalare il momento rendendolo immortale; con la famiglia attraverso la procreazione o con l’ideologia.

Ma la verità è che più passa il tempo e più bisogna mettersi in discussione. Il mondo è in continua evoluzione, e le due principali agenzie di socializzazione - scuola e famiglia - devono adottare tutte le misure messe a disposizione dalla società moderna. C’è un passaggio interessante nel discorso di Maria Rita Parsi in riferimento ai ruoli dei genitori. «Anziché laurearsi in lettere o in economia - prosegue la docente - dovrebbero laurearsi in famiglia». Dietro a questa provocazione c’è in realtà una necessità di acquisire strumenti in modo da essere pronti ad affrontare il disagio giovanile e il grido di aiuto degli adolescenti. La sfera familiare resta la prima agenzia educativa, ma anche la scuola diventa un punto di riferimento per i ragazzi che devono essere formati non solo con nozioni, ma con un metodo che possa servire ad affrontare gli ostacoli della vita. «Scuola e famiglia ora sono completamente surclassate dal virtuale», afferma Maria Rita Parsi riferendosi al periodo del lockdown e alla violenza che viene spesso mostrata nelle trasmissioni e nelle serie televisive. Ma a tutto c’è una soluzione: «Formare i formatori».

L’educazione deve ripartire dalle basi, a cominciare dai genitori e dai docenti. Gli adolescenti hanno bisogno di ascolto e di occasioni per confrontarsi e per crescere, ma oggi più che mai il disagio risulta ancora più evidente con la crisi dei ruoli tradizionali che devono tornare di nuovo al centro dell’educazione dei figli. 

Maria Rita Parsi ha comunque un sogno. Spera, un giorno, che la scuola si trasformi in un «centro polivalente aperto tutto il giorno» capace di accogliere, oltre alle nozioni delle lezioni classiche, tutto ciò che ti possa appassionare, dal cinema, la poesia fino alla fotografia. Un'educazione completa con l'intento di fornire allo studente tutto lo spazio per sviluppare la propria personalità.
 

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