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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Il caso / Torre / Via Vittorio Veneto

Museo di Torre, gli archeologi contro il bando del Comune: «requisiti generici, va annullato»

L'associazione in una nota: «Siamo tutti un po’ stufi che il mondo dei beni culturali sia considerato da alcune istituzioni locali una sorta di terra di nessuno»

Il bando del Museo di Torre è diventato un caso. Prima l’interrogazione de Il Bene Comune. Poi la risposta del vicesindaco Alberto Parigi. E ora la nota dell'associazione nazionale archeologi che ha inoltrato un’istanza di annullamento. Il Comune, lo scorso 31 ottobre, ha pubblicato un avviso allo scopo di trovare una figura di un conservatore per il Museo Archeologico del Friuli Occidentale. Il Castello di Torre è considerato una vera istituzione in Regione, dopo le sedi di Cividale e Aquileia. Ma l'opposizione, nello specifico la lista de Il Bene Comune, in un'interrogazione ha rilevato alcune problematicità sui concorso che, secondo il consigliere di opposizione Cibin e De Bellis, sono andati deserti. 

«Il nostro è un bellissimo Museo archeologico - ha dichiarato il vicesindaco Parigi - È chiaro che non è l'area archeologica dei Fori imperiali o gli scavi di Pompei, per cui a nostro avviso la figura di conservatore museale ad indirizzo archeologico, che appunto stiamo cercando tramite concorso, è assolutamente coerente con le competenze, elevate e specialistiche, necessarie a gestire e valorizzare nel migliore dei modi il museo di Torre».

«Non è infatti assolutamente vero - prosegue Parigi - che il Comune ha emanato precedenti bandi andati deserti per il personale dei Musei civici. Anzi, questo bando, che fonde la ricerca di specifiche professionalità con il principio della maggiore partecipazione, registra quasi 150 candidati».
 

La nota dell'associazione

Se è vero che i candidati ci sono, l'associazione archeologi ha rilevato che «I requisiti del bando troppo generici non tengono conto della specificità della figura richiesta e pertanto disattendono sia la normativa nazionale di riferimento, disciplinata dal Codice dei Beni Culturali e dai suoi regolamenti, sia le proposte dell’ICOM (International Council of Museums), relativi alla figura del conservatore in ambito museale». La norma prevede infatti che solo un archeologo in possesso di una determinata formazione e di una esperienza professionale possa coprire il ruolo di “Conservatore di museo”. Motivo per cui l’Associazione Nazionale Archeologi ha deciso di mandare al Comune di Pordenone un’istanza di annullamento. 

Il commento del presidente

«Siamo tutti un po’ stufi - dichiara Alessandro Garrisi, presidente nazionale dell’ANA - che il mondo dei beni culturali sia considerato da alcune istituzioni locali una sorta di terra di nessuno. Esistono norme e regolamenti nazionali precisi, vigenti anche nelle regioni autonome a statuto speciale, che in tutti gli ambiti di applicazione dell’archeologia stanno aiutando a sviluppare una nuova disciplina archeologica al reale servizio dello sviluppo del Paese e della sua comunità di cittadini. Per far questo servono competenze specialistiche, che l’università italiana fornisce ogni anno al settore professionale dell’archeologia, e una visione del patrimonio che superi il concetto fuorviante del “petrolio del paese”. L’Italia, la regione Friuli Venezia Giulia e la bellissima città di Pordenone, meritano indubbiamente personale adeguatamente qualificato per la gestione e la conservazione del proprio patrimonio culturale».

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