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Lunedì, 4 Marzo 2024
la solennità

Il vescovo: «Serve più coraggio nell'accoglienza dei migranti»

L'omelia di Giuseppe Pellegrini nella messa dell'Epifania

Nell'omelia dell'Epifania, il vescovo della diocesi Concordia-Pordenone, Giuseppe Pellegrini, ha ripercorso il viaggio dei re magi e portato all'attualità i testi della Bibbia. Ecco il testo dell'omelia:

La Solennità dell’Epifania, manifestazione del Signore Gesù all’umanità, che abbiamo  celebrato nel Natale e oggi ancora più particolarmente nell’Epifania, commemora la nostra  accoglienza ed adesione alla venuta di Gesù fra noi, nessuno escluso, perché tutti chiamati a  riconoscerlo ed accoglierlo nella fede. 
La narrazione della venuta dei Magi, che abbiamo ascoltato nel Vangelo di Matteo, ha  un significato che va al di là di quanto è accaduto nella storia, perché il Vangelo è il libro  della vita che parla ad ogni uomo ed ogni donna di tutti i tempi. Per comprendere il significato  profondo e attuale della festa dell’Epifania, desidero porre due domande. La prima la prendo  dalla prime parole che i Magi pronunciano: “Dov’è colui che è nato?” (Matteo 2,2). I capi dei  sacerdoti e gli scribi identificano nella Scrittura il luogo della nascita di Gesù. Ma questa  risposta non è sufficiente per dare un significato al cammino che i Magi hanno compiuto e  alla loro ricerca. È stato proprio questo interrogativo a metterli in cammino da terre lontane,  luoghi dove Israele era stato portato in schiavitù. Ogni ricerca della verità, anche della verità  su noi stessi, conduce a Dio, offrendo delle risposte ai più grandi problemi della vita. Ognuno  può cercare e raggiungere il Signore, importante che si metta in cammino e che segua quella  voce che sente dentro di sé. “Abbiamo visto la sua stella”, dicono i Magi. Da soli è impossibile  scoprire e dare un senso alla vita. C’è bisogno di qualcosa o di qualcuno, raffigurati dalla  stella, che ci aiutino. Ma è una stella che appare e scompare, per ricordarci che siamo noi a  decidere se metterci in cammino per ritrovare il significato delle cose. Anche ai nostri giorni  è difficile assumere un atteggiamento contemplativo della vita, fermarci per ascoltare le  domande e i bisogni che ci portiamo dentro. Dov’è colui che è nato, è la domanda che i Magi  si sono posti durante tutto il loro lungo viaggio, che hanno fatto affidandosi per fede in Dio  che guida la storia dell’umanità e la storia di ogni persona. 

L’altra domanda ce la facciamo noi: “Dove i Magi trovarono Gesù, il figlio di Dio?”.  Lo trovarono nella fatica di lasciare le loro terre e le loro case e possiamo dire anche le loro  comodità, per incamminarsi in un viaggio lungo e faticoso, spinti da quella voce interiore,  spinti dalla fede che è all’origine di ogni partenza e ricerca di senso della vita. Così scrive  l’autore della Lettera agli Ebrei: “Per fede, Abramo, chiamato da Dio obbedì partendo per un  luogo che doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava” (11,8). La luce della  stella li accompagnò in quel cammino. I Magi trovarono Gesù là dove la stella si era ferma,  in un luogo ben preciso. Ai Magi era stato detto di andare a Betlemme, ma il testo si La meta del loro del loro lungo viaggio era il bambino Gesù. Il luogo non era una località ma  una persona, Gesù Cristo un bambino in braccio a sua madre nella ferialità e quotidianità della  vita. Dio, ce lo ha ricordato il Natale, si rivela in un povero bambino, la più umana delle  condizioni, perché fragile e indifeso. Solo nella fede i Magi hanno potuto prostrarsi e adorare  il bambino, offrendogli oro, incenso e mirra, che nel simbolismo dell'Antico Testamento richiamano le funzioni del futuro Messia: l’oro ne richiama la regalità; la mirra le funzioni  sacerdotali e l’incenso che si offre alla divinità. 

Aiutati da questi interrogativi, anche noi oggi siamo invitati a non aver paura di  rimetterci in cammino, alla ricerca del bene, dell’amore, della giustizia e della pace, che sono  gli aspetti che danno sapore e gusto all’esistenza. Non è mai facile, soprattutto quando ci si  imbatte nell’Erode di turno. Dice papa Francesco in un’omelia: “I Magi non si lasciarono  ingannare da Erode: sanno distinguere tra la meta del percorso e le tentazioni che trovano sul  cammino. Potevano rimanere lì, alla corte di Erode, tranquilli: No, vanno avanti “. I Magi  sono riconosciuti come i rappresentanti di tutte quelle persone che si mettono in cammino,  alla ricerca di qualcosa, per trovare un senso alla loro vita. Qualcuno li ha definiti ‘i pellegrini  dell’infinito’, uomini e donne che dall’ oriente all’occidente sono chiamati alla salvezza. In  questo giorno santo Dio rivela, non solo al popolo eletto ma tutto i popoli, il suo Figlio  unigenito, per condurre tutte le genti a contemplare la bellezza della sua gloria. È proprio  questa certezza che ha dato a San Paolo la forza e il coraggio di annunciare il Vangelo di Gesù  ai pagani, fino agli estremi confini della terra. Scrive agli Efesini, come abbiamo sentito nella  II lettura: “Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare  lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo” (3,6).  “Cammineranno le genti alla tua luce” (Isaia 60,3), ha profetato Isaia nella prima lettura, in  una visione di universalismo e di unità, mentre la liturgia ci invita a lodare Dio dicendo: “Ti  adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra”.

Non più popoli contro popoli, nazioni in  guerra, uccisioni e sopraffazioni, come stiamo sperimentando ai nostri giorni, ma pace e  accoglienza. Anche oggi, tantissime persone, uomini, donne e bambini si mettono in  cammino per cercare un mondo migliore. Quanti migranti lasciano le loro terre per scappare  via dalla guerra, dalle violenze e dalle povertà che li rendono disumani. E noi cosa facciamo, considerato che molti vengono anche nel nostro territorio? Qualche mese fa le istituzioni più rappresentative del territorio si sono ritrovate e con l’apporto di tutti siamo giunti ad un piano  di accoglienza. Ringrazio in particolare la Comunità missionaria di Villaregia che ha messo  a disposizione parte del suo fabbricato. Sembrava tutto filar liscio, ma alcune difficoltà burocratiche, che si pensava poter risolvere per deroga ad alcuni adempimenti, visto che  siamo in una situazione di emergenza, stanno rallentando i tempi dell’accoglienza. Invito tutti  con forza ad avere un po’ più di coraggio, insieme, perché i nostri fratelli migranti possano essere accolti subito in questa struttura. 
Ho un sogno: che tutti i popoli e le persone possano formare una grande processione  di uomini e di donne che dai 4 angoli della terra e dai cinque continenti, illuminati dalla stella  dell’amore, della solidarietà e della fratellanza, possano costruire la civiltà dell’amore, dove ogni persona, in forza delle proprie capacità e caratteristiche, abiti la casa comune, il mondo,  nel rispetto del creato, della natura e dell’università delle singole culture, favorendo non solo  il benessere fisico e materiale ma anche quello dello spirito e dell’anima 
Gesù, luce del mondo, riveli a tutte le genti il grande amore del Padre per l’intera  
 

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