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Venerdì, 24 Maggio 2024
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25 aprile, il vescovo: "Lottare e fare memoria contro l'indifferenza"

L'omelia nella ricorrenza di San Marco, partono della città

Il 25 aprile a Pordenone oltre alla Festa della Liberazione si celebra anche il patrono cittadino, San Marco. Il vescovo Giuseppe Pellegrini, nell'omelia della santa messa che ha seguito l'inaugurazione del restauro del campanile ha ricordato il mandato di Gesù ad essere testimoni del Vangelo in tutto il mondo "perché tutta l’umanità, guidata dall’amore e dalla misericordia di Dio, ritrovi la gioia e la bellezza del vivere insieme, del rispetto reciproco, superando barriere e individualismi, per formare un mondo più bello e più giusto, dove regni la solidarietà, l’amore e la pace."

Nella seconda parte della sua riflessione il presule, ha voluto fare riferimento alla società odierna e al ruolo importante che la politica in essa esercita. Ispirato dall'esempio di san Marco che è andato "senza paura, con un atteggiamento di amore, di solidarietà e di apertura", ha sottolineato che come società "abbiamo bisogno di ritrovare la passione e l’impegno per la politica, per il bene comune e per la giustizia." Continua mons. Pellegrini "tempi di fatica e di paura della relazione con l’altro e con il diverso da noi. A risentirne di più è il dialogo e il confronto sereno tra le forze politiche, che spesso litigano, dimenticandosi del bene comune e della giustizia." Pertanto dice che sia "auspicabile pensare la politica non come scontro o gioco a chi grida più forte, ma come incontro e dialogo, pur faticoso, nella comune passione per il bene di tutti". E ricordando le prossime elezioni europee e amministrative dice che "Queste occasioni siano di aiuto a ritrovare il sogno e la visione dei padri fondatori dell’Italia a dell’Europa che volevano una società fondata sulla libertà e sulla dignità di ogni persona; sull’inclusività che non esclude nessuno e sulla solidarietà dei più disagiati."

Un invito alla politica, ma un invito a tutti "che come cittadini e come credenti non possiamo rimane spettatori che dal balcone osservano lo scorrere della vita, ma essere testimoni e annunciatori con scelte concrete di un umanesimo e di una fede che abitino la vita reale e concreta delle persone. Una di queste scelte possiamo attuarla subito e insieme: lottare e fare memoria contro l’indifferenza che porta sovente a non guardare l’altro, a passare oltre senza considerarlo e senza cercare di capirlo e anche ad astenersi dall’impegno pubblico e dalle scelte elettorali." Ha concluso infine il suo intervento a non essere indifferenti, perché "L’indifferenza conduce alla perdita di sé e allo smarrimento del gusto e dell’esperienza della vita. L’opposto dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza. L’opposto della pace non è la guerra ma l’indifferenza alla guerra."

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