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Domenica, 19 Maggio 2024
La storia

Da Pordenone a Monza per un pranzo speciale: "A PizzAut i ragazzi con autismo non sono un peso"

Giovanna Drigo è un'educatrice professionale. Lavora all'interno dell'associazione La Nostra famiglia di San Vito al Tagliamento dove si occupa di terapie riabilitative di tipo comportamentale

Da 19 anni Giovanna Drigo è un'educatrice professionale a San Vito al Tagliamento. Lavora all'associazione La Nostra famiglia, con diciannove sedi in tutta Italia. Una struttura efficiente, professionale, capace di seguire i ragazzi con disturbo dello spettro autistico nel corso della loro età evolutiva. "Tutto questo avviene fino a quando non compiono 18 anni. - ci tiene a precisare Giovanna - A quel punto quando sono maggiorenni vengono dimessi". Dovrebbe essere in verità una buona notizia. In una società normale e organizzata ciò dovrebbe tradursi nel passaggio alla vita adulta, con occasioni di lavoro e opportunità sociali. In verità, una volta cresciuti, in Friuli Venezia Giulia c'è poco o nulla. Ma Giovanna Drigo ha approfittato del ponte del 25 aprile per dirigersi a Milano. "Siamo andati a trovare dei parenti, ma avevamo ancora un regalo di Natale in sospeso: un pranzo da PizzAut, che accoglie e assume ragazzi autistici".

Una pizza in compagnia

Basta un attimo a unire l'utile al dilettevole. Da un lato c'era infatti il desiderio di passare una giornata insieme ai familiari. Dall'altro, però, c'era la curiosità di conoscere il segreto di quel progetto. "Avevo sentito parlare di loro e la loro storia mi è rimasta impressa nella mente. Il tema dell'autismo adulto è qualcosa che mi sta molto a cuore. E vedere che certe realtà come PizzAut (con due sedi aperte in Lombardia) funzionano e hanno una loro dignità mi ha illuminato. Guardarli al lavoro è stato ancora più affascinante, ma allo stesso tempo ti resta il rammarico perché a un certo punto viene da pensare se questo ristorante possa esistere anche da noi".

Già. L'autismo non è un discorso locale, ma è un tema nazionale che ha bisogno di risposte concrete da parte della politica e del privato. "Quando diventano grandi esiste solo un approccio assistenziale. E invece esempi come questi servono anche a dare sfogo alle abilità oltre alla loro capacità di produrre. PizzAut dimostra inoltre che le persone autistiche non solo possono creare guadagno, ma hanno il diritto di avere uno stipendio. In questo modo pagano le tasse allo Stato italiano e non sono più ritenuti un peso dato che generano valore per la società".

Una giornata da PizzAut-2

L'incontro con Acampora

In una sola giornata sono state servite 250 pizze servite da 13-14 camerieri in sala. Senza contare ovviamente i pizzaioli presenti in cucina. "Oltre all'esperienza del pranzo c'è stato questo momento di condivisione con Nico Acampora, fondatore di PizzAut, è stata un'occasione meravigliosa dove abbiamo avuto modo di discutere del progetto. Lui sostiene che, in base alla legge che obbliga l'inserimento di persone con disabilità nel personale, solo il 15% adempie a questa norma. Tutte le altre aziende italiane preferiscono pagare la multa". 

Quali possono essere allora le mosse per il futuro? "Il cambiamento deve venire dal basso: dagli imprenditori che, oltre a disponibilità economica, hanno anche uno sguardo aperto portando avanti degli esempi virtuosi come PizzAut; dai genitori che pensando al loro figlio che sta crescendo decidono loro di costruire una realtà dove il loro figlio possa essere riconosciuto e avere anche il suo posto nella società". Non per ultimo il cambiamento deve avvenire dal cittadino. "Quando noi pensiamo all'autismo ci vengono in mente solo i difetti. Ti spaventi. Ma non ci vengono mai in mente le loro virtù. Proprio oggi abbiamo conosciuto persone estremamente precise e determinate. E ciò che mi ha davvero colpito è stata una ragazza ipovedente che lavorava lì da diversi anni. Un vero talento nel disegno e che conosce ben dieci lingue. Per questo dobbiamo creare una rivoluzione prima di tutto mentale. Ma la strada è ancora lunga". 

    

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