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Giovedì, 22 Febbraio 2024
L'inchiesta

Truffa dei bitcoin: 700 truffati per un valore che si aggira intorno ai 23 milioni di euro

Le cifre, aggiornate al 18 aprile sarebbero comunque sottostimate e riguardano solo una parte dei clienti truffati da New Financial Technology,

Secondo quanto emerso dalle indagini dei magistrati trevigiani che si stanno occupando dello "scandalo" della New Financial Technology, sarebbero ventitre i milioni di euro sottratti dagli oltre 700 clienti truffati dall'azienda con sede a Silea.  L'indagine era partita dalla Procura di Pordenone per poi passare nelle mani del Tribunale di Treviso.

La società avrebbe promesso guadagni mirabolanti - pari anche al 10% mensile - ai clienti che investivano in criptovalute. Un investimento che, secondo la Procura, si è rivelato in realtà una truffa. La stima dei soldi rubati sarebbe nettamente al ribasso. Il numero di querele è stato aggiornato al 18 aprile (due settimane dopo l'ultimo giorno utile per la presentazione), ma molti investitori tra quelli che avrebbero creduto a Christian Visentin, Emanuele Giulllini e Mauro Rizzato (i membri dell'organizzazione indagati anche per associazione a delinquere finalizzata alla truffa), e alle altre 35 persone persone finite sotto inchiesta della Procura (gli altri reati sono l'abusivismo finanziario, il riciclaggio, l'autoriciclaggio e il reimpiego in attività economiche dei profitti realizzati) non avrebbero sporto denuncia. «Ma chi è rimasto intrappolato in queesto giochino - spiega il Procuratore di Treviso Marco Martani - potrebbe comunque costituirsi come parte civile in un ipotetico processo in quanto vittima di un altro dei reati procedibili d'ufficio».

I movimenti di denaro della Nft avrebbero toccato ben 7 paesi (Lituania, Bulgaria, Svezia, Spegna, Croazia, Molta e Repubblica Ceca) verso i quali è stata inoltrata una rogatoria per le indagini bancarie. Altri tre stati - Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti - sono invece al centro di una attiva collaborazione a livello di polizia che potrebbe condurre a identiche richieste.

L'inchiesta, condotta dai pubblici ministeri Giulio Caprarola e Michele Permunian, avrebbe accertato che il meccanismo del cosiddetto "arbitraggio", ovvero l'acquisto e la vendita di criptovalute su diverse piattaforme, meccanismo che avrebbe consentito di guadagnare con i differenziali di prezzo, non sarebbe in realtà mai avvenuto. I clienti che avrebbero in effetti ricevuto gli interessi pattuiti negli accordi sarebbero stati pagati secondo il più classico degli "schema Ponzi", ovvero utilizzando il denaro dei nuovi investitori.

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