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Domenica, 21 Aprile 2024
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Truffa delle criptovalute: come funzionava il sistema NFT

Intanto l’inchiesta va avanti, ma la società, tramite il suo avvocato, si difende con comunicati e sconsigliando di procedere per vie legali

L’impressione è che di questa vicenda si parlerà molto. In parte perché di questa piramide creata da NFT ancora non si vede ancora la cima, ma c’è anche il discorso che pochi truffati hanno fino ad ora hanno scelto di denunciare. Una realtà che è purtroppo emersa anche in occasione dell’incontro con l’avvocato Barbieri del Codacons all’Hotel Santin di Pordenone. Come emerso da una prima inchiesta da TrevisoToday (ricordiamo infatti che l’indagine della procura si sta svolgendo anche nel capoluogo trevigiano), la clientela coinvolta in questa truffa delle criptovalute non si ferma a un’unica categoria. Professionisti, piccoli risparmiatori, imprenditori, e anche sotto l’aspetto geografico questo sistema ha colpito varie zone d’Italia, dalla Lombardia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia fino a Piemonte e Lazio. 

Come funziona il sistema di NFT

La clientela in questo caso andava a versare il denaro dall’azienda NFT o alle società a esse collegate in molte zone d’Europa (Bulgaria, Romania, Inghilterra), come ha dichiarato l’avvocato nei giorni scorsi all’incontro. Questo veniva poi convertito in bitcoin, e a quel punto i broker garantivano grazie a quei contratti firmati il 10% ogni mese. Questo investimento speculativo ha funzionato per tre anni, fino a quando non sono arrivati i primi problemi. I tre soci della NFT non sono reperibili, e al momento, come riportano i nostri colleghi di TrevisoToday, si parla di 250 milioni di euro di capitale perso. Una cifra approssimativa dato che l’inchiesta è solo agli inizi, ed è difficile costatare l’imposto esatto degli investimenti. 

Il software

Ma come veniva garantito ogni mese il 10% di interessi? La New Financial Technology, nata tre anni fa a Silea con sede legale a Londra, si appoggiava a un software creato da Christian Visentin, uno dei soci di questa società. Un sistema che comparava le differenze di prezzo dei bitcoin tra le piattaforme dove si possono scambiare monete. Questo portava a comprare i bitcoin a un prezzo più basso e a rivenderli a un costo maggiorato. Un flusso che di fatto permetteva di ottenere la rendita mensile del 10%. Questo fino a dicembre 2021 quando il programma ha smesso di funzionare in maniera corretta costringendo a un intervento «che sarebbe dovuto durare novanta giorni», come sostiene lo stesso Visentin in un video pubblicato sulla chat telegram degli investitori. Nel frattempo NFT ha richiesto dei prestiti dalle banche online in attesa di questo aggiornamento che si è protratto per 90 giorni. Una tempistica fin troppo lunga dato che dovevano coprire anche gli interessi dei prestiti delle banche. A complicare tutto è il crollo degli stessi bitcoin, passati da un valore di 43mila euro l'uno a 17 mila fino a stabilizzarsi a 18 mila. 

La NFT, tramite l'avvocato Emanuele Giullini che risulta essere anche tra i soci, in questo momento sconsiglia di passare per le vie legali, ma di passare per ciò che lui definisce un «dialogo negoziale», mentre Christian Visentin si dice disposto a chiarire tutti i fatti davanti all’autorità giudiziaria.

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