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Cronaca / Pasiano di Pordenone

Auto a fuoco a Pasiano, confermata l'ipotesi dolosa

Le vetture sono di proprietà di due residenti di nazionalità indiana. La Procura, che si sta occupando del caso con il supporto delle forze dell'ordine, esclude che l'incendio sia legato agli scontri della comunità sikh.

A seguito dell'incendio scoppiato nella notte del 6 settembre a Pasiano la Procura di Pordenone è al lavoro per stabilire le ragioni e i responsabili del rogo. L'unica certezza, come affermano gli investigatori, è che che si è trattato di un fatto doloso dato che nel corso dei rilievi le forze dell'ordine hanno riscontrato la presenza di tracce di benzina. Dalle ultime informazioni trapelate dalle indagini risulta che le due auto sono di proprietà di due residenti di nazionalità indiana, tra cui il presidente dell’Unione Sikh Italia, Singh Satwinder Baiwa. 

Allo stesso tempo, però, gli inquirenti escluderebbero in maniera netta che il rogo, avvenuto nei pressi di un cortile di un'abitazione, sia legato agli scontri avvenuti all'interno della comunità sikh di Pasiano. I carabinieri, infatti, stanno al momento cercando di fare il punto sui rapporti personali e professionali dei titolari delle vetture che hanno preso fuoco nella notte. Una scelta che potrebbe servire a identificare l'autore dell'incendio.

La nota dell'Unione Sikh Italia

Non è dello stesso parere l'Unione Sikh Italia che in una nota esprime tutta la sua solidarietà al presidente dell’Unione Sikh Italia. «Dopo le minacce e le violenze è arrivato l’attentato. L’episodio, chiaramente doloso, fa seguito a una serie di manifestazioni violente e provocatorie inscenate da mesi da una fazione di sikh facinorosi ed estremisti che intendono prendere il controllo, con ogni mezzo antidemocratico, del tempio di Pasiano». La dirigenza del tempio aveva deciso la chiusura temporanea del tempio, «sperando che la protesta rientrasse nei limiti di un comportamento civile e rispettoso delle leggi. Nei fatti così non è stato e, al contrario, nei giorni successivi si sono registrati nuovi e più gravi atti di intimidazione violenta con l’esibizione di bastoni, per i quali sono state presentate denunce alle forze di polizia».
Lo scontro sulla gestione del tempio aveva spinto la questura di Pordenone a tentare una sorta di mediazione in attesa delle votazioni dei nuovi membri del direttivo. L'accordo siglato tra le varie fazioni c'è e sembrava tenere fino alle prossime elezioni fino a quando non si è verificato un episodio spiacevole nelle scorse settimane culminato con l'aggressione di due fedeli.

«Ritenendo che queste azioni violente e intimidatorie danneggino l’intera comunità sikh, ci appelliamo a tutte le organizzazioni sikh in Italia perché agiscano sui facinorosi e i violenti, perché riconoscano il pluralismo associativo che si esprime anche all’interno della nostra comunità e accettino le regole democratiche che ciascun tempio si è dato».

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