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Sabato, 24 Febbraio 2024
la storia

I bulli utilizzano un compagno autistico per picchiare la vittima

L'episodio è stato scoperto dal primario di Pediatria, Roberto Dall'Amico

Dall'ospedale di Pordenone arriva una storia di bullismo che riesce a prendere pieghe peggiori rispetto a quelle di questi episodi. In un caso accaduto in città la cosa viene scoperta quasi per caso, con due accessi al pronto soccorso pediatrico. A raccontare questa storia è il primario del reparto, Roberto Dall'Amico. 
Da una parte ci sono i bulli che utilizzano un compagno di classe autistico per colpire la loro vittima, "il secchione". Dall'altra c'è la potenza di questa vittima, che per evitare ripercussioni sul suo compagno fragile tace e così lo difende. 

Il racconto del medico

"Di rotto non c'è niente. È solo una contusione".
Andrea con il capo chino continua a ripetere mano, mano, mano.
Ha ancora male nonostante la dose generosa di ibuprofene.
"Non so cosa sia successo" racconta la mamma. "È tornato da scuola e non sono riuscita a capire come si sia fatto male".
Andrea ha 14 anni e frequenta il primo anno di scuola superiore. Convive con una malattia che si chiama autismo. 
Non è sempre facile capire quello gli succede. Nemmeno per i genitori.
Lo dimettiamo in fretta. Chi soffre di autismo richiede percorsi dedicati e veloci.
Non serviranno altri controlli.
L'incisivo si muove appena. La radiografia esclude che il dente si sia rotto. 
"Cosa ti è successo?" 
Marco racconta che ha preso un pugno a scuola. 
L'istituto è lo stesso di Andrea. Sarà una coincidenza. 
Ma chiediamo qualche informazione in più. Fa parte del nostro mestiere. 
Non rimangono dubbi. Chi ha tirato il pugno è stato proprio lui. Andrea.
Marco non riesce a capire come facevamo a saperlo.
"Il problema non è Andrea".  Ci spiega. "Lui di solito è tranquillo.  Ma alcuni compagni ce l'hanno con me e lo istigano sempre a picchiarmi. E questa volta mi ha fatto male. Ma non ho detto niente a nessuno. Non vorrei che dovesse andarci di mezzo proprio lui, che non ha colpe".
Una forma di bullismo delle peggiori. Senza sporcarsi troppo le mani. Usando un ragazzo in difficoltà come strumento per colpire la vittima, in modo ripetitivo.  Tra il silenzio di tutti gli altri.
Marco ha come unica colpa lo studio e gli ottimi risultati a scuola. 
Basta per essere visto come diverso diventando un bersaglio per il branco.
Il fenomeno tende a peggiorare ovunque con tassi in Italia tra i più alti al mondo. 
Aggravando il senso di frustrazione che accomuna chi si occupa di minori.
Marco ce la farà, perché ha le risorse per riuscirci.
Andrea forse no. Corre il rischio di reiterare e strutturare comportamenti sbagliati nella sua malattia. 
Chi non ce la farà è il branco. Finirà per rappresentare anche nell'età adulta la parte deteriore della nostra società.

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