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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Cronaca

Fatture false per lavori mai eseguiti: sei arresti e sequestri per 64 milioni di euro

Dall'indagine è emersa una frode da 130 milioni di euro sulle agevolazioni previste dal 'decreto Rilancio'.

Sei persone in carcere e un sequestro preventivo di 64 milioni di euro. È questo il risultato dell''inchiesta 'Bowfinger', condotta dalla guardia di finanza di Aversa e coordinata dalla Procura di Napoli Nord. Un indagine nel quale è emersa una frode da 130 milioni di euro sulle agevolazioni previste dal 'decreto Rilancio'. I soggetti indagati sono 83, di cui 60 interessati da misure cautelari. La Procura ha disposto gli arresti nei confronti di sei persone e il sequestro preventivo di 16 milioni di euro a carico di 34 soggetti essendo quei soldi parte del profitto del reato ipotizzato dagli inquirenti. Inoltre è stato ottenuto il sequestro preventivo di crediti d’imposta fittizi del valore complessivo di circa 48 milioni di euro nei confronti di 35 tra persone fisiche e giuridiche residenti in diverse regioni italiane.   

Le indagini

Dall'inchiesta sono emerse fatture per ristrutturazioni di facciate o per l'efficientamento energetico di palazzi residenziali. Operazioni che si servivano di un sistema basato su circa 50 società 'cartiere' tra il 2021 e il 2022. I rappresentanti legali hanno sostenuto di agire in qualità di proprietari o incaricati dei lavori in edifici presenti in diverse regioni italiane: Abruzzo, Lazio, Molise, Puglia, Lombardia, Piemonte, Marche, Campania, Sicilia, Sardegna, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Veneto. Gli investigatori hanno invece scoperto che si trattava di una frode in piena regola. 

Frode da 130 milioni: ristrutturazioni nei palazzi fantasma per truffare lo Stato 
 

Le indagini sono proseguite fino a che le fiamme gialle riescono a individuare 83 persone titolari di società e residenti in varie città italiane tra cui Pordenone, Perugia, Milano, Reggio Emilia e Cassino. Per loro l'accusa è di  truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio dei proventi illecitamente conseguiti. 

Gli indagati hanno avuto accesso alle agevolazioni previste dal “Decreto Rilancio”. Un provvedimento che consiste nella detrazione fiscale offrendo la possibilità di cedere i crediti d’imposta a terze persone. Servendosi di documenti fasulli sono riusciti a ottenere 130 milioni che sono stati poi ceduti a Poste Italiane. Con questa transazione hanno incassato ingenti quantità di denaro. Soldi che sono poi spariti attraverso una rete di società intestate a prestanome in Italia e in Cina.

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