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Giovedì, 22 Febbraio 2024
La sentenza / Sacile

Femminicidio di Alessandra Matteuzzi: arriva l'ergastolo per l’ex giocatore della Sacilese

Riconosciute anche le quattro aggravanti contestate al 28enne Giovanni Padovani con un passato nella Sacilese

Il 28enne Giovanni Padovani, calciatore con un passato alla Sacilese, è stato condannato all'ergastolo per aver ucciso il 23 agosto 2022 l'ex fidanzata Alessandra Matteuzzi. La Corte d'Assise di Bologna, presieduta dal giudice Domenico Pasquariello, si è pronunciata questo pomeriggio intorno alle 14 dopo una camera di consiglio durata due ore. I magistrati, come riporta BolognaToday, non solo hanno accolto le richieste avanzate un mese fa dalla procuratrice aggiunta Lucia Russo ma hanno anche riconosciuto le quattro aggravanti contestate all'imputato, vale a dire stalking, premeditazione, motivi abietti e futili e legame affettivo con la vittima. Presente in aula anche il sindaco Matteo Lepore. 

La carriera alla Sacilese

Padovani è stato per un periodo in Friuli Venezia Giulia dove ha militato in Serie D con la Sacilese. Nato a Senigallia il 30 novembre 1995, nella stagione 2015 - 2016 non è andato oltre le cinque presenze nel girone C passando poi alla società Bellaria e, in seguito, al Gavorrano. Fu inoltre l'anno della grossa crisi societaria. L'inchiesta del Tribunale Federale condotta dal procuratore Gioacchino Tornatore, portò infatti al naufragio del club di Sacile con una serie di deferimenti a carico di Francesco Baù, Denis Fiorin, Giu e Andrea Giusti accusati di aver violato alcune norme federali «con un evidente danno sia tecnico che patrimoniale alla predetta Società favorendo la cessione ad altre Società appartenenti sia alla Lega Nazionale Dilettanti sia alla Lega Pro di promettenti giovani calciatori». 

Il processo

Le motivazioni saranno depositate nel giro di 30 giorni. Il sindaco di Bologna ha parlato di «una giornata di grande commozione e di grande tristezza, ma anche di grande certezza della pena e del diritto: credo che questo sia molto importante in un Paese che volta continuamente le spalle alle donne e alle loro vite». 

Nel corso dell'udienza Padovani ha rilasciato una dichiarazione spontanea ribadendo che al momento del delitto non era in grado di intendere e di volere.  «Ci sono due famiglie distrutte a causa del sottoscritto, per un gesto gravissimo e imperdonabile, ma a mio parere per queste due famiglie non c'è stato rispetto da parte dei giornalisti: non c'è stato rispetto per Alessandra e per la sua famiglia, e nemmeno per mia madre, additata come madre di un assassino, ma anche lei è una donna». Per Padovani «hanno perso tutti: c'è una persona che ha sempre rigato dritto e che si era ritagliata spazi importanti con il lavoro e il sudore, e c'è una donna bella e molto intelligente che non c'è più». 

Ha più volte dichiarato di non essere stato lucido nel momento in cui si sono svolti i fatti, «e quando non ci sei più puoi commettere qualcosa di irreparabile». Ma ha aggiunto che «se ritenete normali le cose che ho fatto prima del delitto e se pensate che un omicidio così feroce sia normale, allora pretendo l'ergastolo e voglio stare in carcere ogni minuto della mia vita». 

«Vorrei - ha concluso - chiedere che oggi sia fatta giustizia, perché ho ammazzato una donna, ma senza essere influenzati dai media e dall'opinione pubblica».  

Il risarcimento

I magistrati hanno infine condannato Giovanni Padovani al risacimento dei familiari di Alessandra Matteuzzi. La Corte d'Assise di Bologna ha stabilito provvisionali da centomila euro a favore di Stefania Matteuzzi, sorella di Alessandra, della madre della donna uccisa, e i due nipoti della vittima (diecimila euro).  Cinquemila euro dovranno essere destinati alle restanti parti civili, tra cui il Comune di Bologna. 

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