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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca / Aviano

Oltre 8.500 tonnellate di rifiuti illegali trovati ad Aviano

Sono i numeri della maxi operazione della Procura di Roma. Nove persone, tra cui due residenti in Friuli Venezia Giulia, sono agli arresti domiciliari per traffico e smaltimento illecito di rifiuti. Il sindaco convocherà un tavolo tecnico

Dopo la maxi inchiesta della Procura di Roma la città di Aviano è in allerta. L'operazione ha fatto emergere un giro di affari legato al traffico e allo smaltimento illecito di rifiuti che dalla Campania è arrivato fino al Friuli Venezia Giulia. Nove gli arrestati, tra cui due residenti nel Pordenonese. Ma ciò che preoccupa di più sono gli effetti sull'ambiente e sulla salute della popolazione locale. Per questo il Comune di Aviano, come riporta il Gazzettino, intenderà convocare un tavolo interno in modo da valutare al meglio la situazione con il personale tecnico del Municipio.

L'operazione

L'inchiesta è stata condotta dalla squadra mobile della questura di Frosinone e il nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale (N.I.P.A.A.F.) del gruppo carabinieri forestale di Frosinone. Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, traffico illecito transfrontaliero di rifiuti, smaltimento illecito di rifiuti, sostituzione di persona e trasferimento fraudolento di valori. Al momento sono indagate 41 persone fisiche. Nove invece i soggetti agli arresti domiciliari, tra cui due in provincia di Pordenone. L'indagine, partita dopo un incendio all'interno di uno stabilimento di Frosinone, ha portato al sequestro di quattro società e circa due milioni e mezzo di euro tra contanti e rapporti finanziari. 

L'organizzazione aveva al vertice due imprenditori che, nonostante i danni provocati dal rogo, hanno proseguito le loro attività trovando un nuovo sito ad Aviano. Lo stabilimento, dal valore complessivo di oltre 2 milioni di euro, è stato usato per stoccare abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti misti, compresi quelli ospedalieri. Gli scarti, oltre a essere stati accatastati oltre la capacità consentita dallo stabile, provenivano da diversi impianti dislocati sul territorio nazionale e venivano segnalati come plastica e gomma. 

I rifiuti accumulati non sono mai stati sottoposti ad alcun tipo di selezione. Parte di essi sono stati redistribuiti in altri impianti in Ungheria o Repubblica Ceca falsificando il codice identificativo così da ottenere maggiore profitto. A quel punto è stato disposto il sequestro dell'impianto divenuto ormai saturo con circa 8500 tonnellate di rifiuti stipati nell’intera area.

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