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La sentenza / Brugnera

Provocò l’incidente in cui morì Federica Scottà: 25enne patteggia

La vittima di Maron di Brugnera stava tornando da Lignano quando ha perso la vita a Francenigo di Gaiarine. L’amarezza dei familiari: «Questa è la giustizia in Italia»

Un anno e quatto mesi di reclusione e anno e sei mesi di sospensione della patente. È questa la sentenza che il giudice ha emesso nei confronti della ragazza di 26 anni di Silea che ha scelto di patteggiare nel corso dell’udienza preliminare che si è svolta al Tribunale a Treviso. Il processo è legato all’incidente stradale nella quale ha perso la vita Federica Scottà, imprenditrice di Maron di Brugnera. Un episodio che si è verificato l’8 agosto 2021 attorno all’incrocio con via Maschio e al distributore di carburante della Energyca, a Francenigo di Gaiarine (Tv). Un paese che Federica Scottà conosceva perfettamente dato che era la sede della sua attività, la Clever Due, impresa che da più di trent’anni realizza e distribuisce complementi d’arredo in ogni angolo del mondo. 

Il Gup Cristian Vettoruzzo ha dunque condannato la 26enne a un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale. Una decisione che ha provocato una certa amarezza da parte dei familiari della vittima. «Non ci aspettavamo un esito molto diverso – commenta a caldo e con tanto amaro in bocca la sorella Giorgia – Non si comprende per quale ragione sia stata creata la nuova fattispecie dell’omicidio stradale se poi le pene previste sono così lievi. Qui parliamo di una persona che andava a 90 chilometri all’ora su una strada con limite di 50, su una doppia curva e con il fondo bagnato, che si è messa nelle condizioni di nuocere gravemente agli altri utenti della strada, come poi è successo: purtroppo è toccato a mia sorella. Un anno e quattro mesi, e senza alcuna misura alternativa, neanche i servizi sociali, è nulla. Ci resta almeno la soddisfazione che è stata riconosciuta la sua piena ed esclusiva responsabilità penale nell’incidente, ma il dato di fatto è che Federica non c’è più, chi è responsabile della sua morte continua la sua vita. Questa è la giustizia in Italia».

L’episodio

Federica Scottà stava rientrando da Lignano quando è accaduto il fatto. Aveva appena il compleanno della nipote con tutti i parenti, riaccompagnato a casa la mamma a Francenigo. E in quel momento stava rientrando nella sua residenza a Maron di Brugnera alla guida di una Kia Sportage. Ad un certo punto si è scontrata contro una Volskwagen Tiguan condotta dalla 25enne di Silea, che da come è emerso dalla perizia, procedeva a una velocità di 87 km/h oltrepassando il limite 50 km/h. In una doppia curva, come afferma l’ing. Enrico Bellomo responsabile delle analisi per la Procura, «allargava la propria traiettoria sul lato destro fino a percorrere con le ruote destre della propria auto oltre 32 metri sulla banchina erbosa, per poi rientrare repentinamente e trasversalmente in carreggiata, invadendo la corsia opposta e costituendo quindi un ostacolo invalicabile ed inevitabile per l’autovettura condotta da Federica Scottà». Che teneva una velocità di gran lunga inferiore, «ma non ebbe il tempo psicotecnico per effettuare alcuna manovra di emergenza atta a evitare l’impatto stante la repentinità dell’invasione di corsia della sopraggiungente Tiguan». La donna, a causa dei traumi subiti a seguito dell’incidente, morì sul colpo.

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