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Lunedì, 20 Maggio 2024

Maxi-rissa a Prata, la testimone: «Abbiamo paura, sono dei mafiosi. Non ci sentiamo più al sicuro»

Il racconto di quelle ore nella frazione di Villanova. Una persona si trova in gravi condizioni all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine

Doveva essere una cena tra amici e la famiglia quella organizzata ieri sera in via Saba, nella frazione di Villanova di Prata. Il quartiere, con le villette a schiera da un lato e un piccolo parco giochi dall'altro, evoca infatti una sensazione di pace e tranqullità. Una serenità che si è interrotta intorno alle 21, con una spedizione punitiva di una violenza inaudita a causa dei conflitti tra fazioni che si stanno verificando, secondo i primi riscontri, per la gestione del tempio induista di Pasiano di Pordenone. Il bilancio della max-rissa, come diffuso dalla Procura della Repubblica di Pordenone, è di circa 45 persone coinvolte: 15 di una fazione e 30 di quella opposta.

Il procuratore

«Stiamo procedendo all'identificazione di tutti i soggetti coinvolti – ha affermato ai microfoni dell'Ansa il procuratore Maria Grazia Zaina –, facilitati dal fatto che le persone che hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari appartengono a entrambi i gruppi e ci stanno indicando i componenti dell'altro. In totale, i feriti sono saliti a sette, ma nessuno è in pericolo di vita».

La testimonianza

A parlarci dell'episodio è Aniljit Kaur Bajwa. Anna, così si fa chiamare da tutti, ci spiega nel dettaglio quanto è accaduto a Prata. Nel suo volto il terrore di una serata e il timore di un ulteriore agguato con gli occhi fissi verso la strada, mentre vede passare delle auto. Il marito Singh Sharnpreet si trova all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine in gravi condizioni. Il padre di Anna e il presidente della comunità Sikh Satwinder Baiwa Singh sono stati feriti in modo lieve. «Eravamo tutti in casa a Villanova di Prata quando ci è arrivata una segnalazione da Rivarotta (frazione di Pasiano). Davanti all'abitazione di mio padre si sono presentate quindici, venti macchine, e per questo abbiamo subito chiamato i carabinieri». Anna racconta che quel gruppo è rimasto a Pasiano per una quarantina di minuti come risultava dalle immagini della telecamera posizionata all'esterno della residenza. In quella casa non c'era nessuno, e quando si sono avviati verso Prata hanno pensato bene di richiamare le forze dell'ordine. «Avevamo paura perché temevamo che venissero qui», prosegue la testimone. «Mio marito – Singh Sharnpreet – e il presidente – Satwinder Baiwa Singh – si sono portati all'esterno dell'abitazione per mostrare le riprese delle telecamere ai carabinieri, e poco dopo si sono palesate cinquanta persone che hanno iniziato ad aggredirli».

la casa

I violenti non hanno risparmato nessuno. «Hanno picchiato anche mia sorella. Come facevamo a difenderci?» chiede Anna, che si trovava nella sua abitazione quando si è verificato l'episodio. «In quei cinque minuti ho sentito anche uno sparo», ma su questo punto la Procura dichiara che le persone sono state tutte ferite da armi da taglio o bastoni. «Ci sono numerose testimonianze che parlano di colpi d'arma da fuoco – dichiara Maria Grazia Zaina –.  Stiamo verificando da che cosa provenissero; potrebbero essere scacciacani o petardi, comunque non armi con proiettili, che non sono stati rinvenuti».

Una storia lunga

Ciò non sminuisce la gravità dell'episodio. L'ennesimo, dopo l'incendio doloso di alcune settimane fa quando furono colpite due auto, di cui una del presidente Satwinder Baiwa Singh.  Da quando esiste la comunità Sikh le persone si sono da sempre sentiti parte di questo Paese. «Mio padre è il primo indiano di Pasiano – racconta Anna –. È arrivato nel 1992, e da allora si è sempre sacrificato per la propria gente. Ha aiutato tantissime persone che sono cresciute qui. Abbiamo sempre dimostrato di avere una mentalità aperta e ci siamo integrati come ogni cittadino italiano. Ora ho paura. Non posso più vivere in questo modo dopo aver messo la comunità al primo posto. Abbiamo realizzato uno splendido tempio. Ora chiediamo protezione». 

La chiazza di sangue

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