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Martedì, 20 Febbraio 2024
Cronaca

Chi ha ucciso Annalaura Pedron? Il delitto di Pordenone diventa un podcast

Sono disponibili su OnePodcast e sulle principali piattaforme i primi tre episodi della stagione "Delitti Invisibili – I crimini della porta accanto” condotti da Elisa De Marco. La storyteller e youtuber racconta uno dei casi che più sconvolsero la comunità di Pordenone

«Sembrano tutte cittadine tranquille, sembrano tutte persone comuni, fino a quando il mistero non le avvolge e cambia ogni cosa. Tra silenzi, indizi da decifrare e verità nascoste si sono consumati omicidi che continuano a sollevare domande». Comincia così la storyteller Elisa De Marco nel primo episodio di "Delitti Invisibili – I crimini della porta accanto". Una produzione OnePodcast che prosegue il suo percorso dopo il successo di Elisa True Crime, tra i podcast più ascoltati in Italia. La nuova stagione ha deciso di iniziare con un coldcase che gli abitanti di Pordenone conoscono molto bene: l’omicidio Pedron. Il delitto fu compiuto il 2 febbraio 1988 al quarto piano del condominio di via Colvera 4 a Pordenone. Annalaura Pedron all'epoca aveva 21 anni e fu trovata senza vita nell'appartamento dove accudiva un bambino come babysitter. 

Il podcast

Delitti Invisibili – I crimini della porta accanto si sofferma su casi irrisolti attraverso testimonianze dirette, interviste e ricostruzioni accurate. Elisa De Marco ha scelto infatti di affrontare ogni storia in tre puntate ben distinte in modo da restituire un immagine completa e dettagliata degli avvenimenti. Per ascoltare ogni episodio è sufficiente accedere all’app di OnePodcast o a tutte le piattaforme streaming audio. 

Pordenone, la Twin Peaks italiana

Il podcast ha inaugurato la stagione con il misteroso e inquietante omicidio di Pordenone. Tutto iniziò nella giornata del 2 febbraio 1988 quando Marina Giorgi, la madre del neonato che Annalaura Pedron stava accudendo in via Colvera, fu tra le prime a trovare il corpo della vittima. Non essendo riuscita ad aprire la porta aveva richiesto l'intervento dei vigili del fuoco che, dopo essersi introdotti dalla finestra, hanno rinvenuto il cadavere della ragazza quasi nuda e supina su un tavolo con segni di strangolamento sul collo. Dalle indagini si scoprì che la morte di Annalaura Pedron avvenne per soffocamento utilizzando un cuscino presente nell'appartamento.   

Il racconto non si ferma in verità alla sola cronaca giudiziaria (che resta comunque il cuore dell'intera storia). Le tre puntate sono state arricchite di dettagli che servono non solo a comprendere la figura di Annalaura, ma anche a capire il contesto storico e sociale della città di Pordenone. «Sotto la cenere della quiete e monotona vita di provincia è come se si agitassero ombre oscure», afferma Elisa De Marco citando una delle serie storiche di David Lynch: Twin Peaks. Con i primi anni '80 la gente aveva bisogno di aggrapparsi a nuove ideologie visto che quelle rimaste in vita erano ormai prossime al tramonto. Ed è qui che entrò in gioco la figura di Renato Minozzi, fondatore del cenacolo 33 e di Telsen Sao. 

Da quell'omicidio emersero varie piste nonostante la scena del crimine fosse stata in parte contaminata. E una di queste, inevitabilmente, puntava verso la setta Telsen Sao frequentata dalla stessa Annalaura Pedron. 

Dopo la tragica alluvione del 2002, nel 2007 si riaprì il caso grazie alla prova del Dna. Negli anni '80 non esistevano strumentazioni per simili test, ma grazie alla nuova tecnica si riuscì ad associare il sangue presente sulla scena del crimine a un unico profilo genetico completo. Gli inquirenti riuscirono a risalire al 34enne David Rosset che, secondo la tesi dell'accusa, aveva preso parte all'omicidio di Pedron quando aveva 14 anni. 

Nel processo di primo grado fu prescritto nonostante, citando il Messaggero Veneto, fosse stato «provato che l’imputato si trovava nella casa di via Colvera nel momento in cui vi era stata uccisa Annalaura Pedron e vi aveva acceduto da solo». Una responsabilità che era stata confermata dalla presenza di sangue nell'appartamento dove era stato trovato il cadavere di Annalaura. David Rosset fu invece assolto in secondo grado perché incapace di intendere e di volere e per questo non giudicabile. Un ultimo sussulto ci fu nel 2016, quanto la Procura proseguì con l'inchiesta dopo aver sentito l'ex fidanzato della vittima. Dopo che le ultime indagini non portarono alcun risultato, il procuratore chiese e ottenne l'archiviazione. 

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