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Giovedì, 18 Aprile 2024
Cronaca

Omicidio Teresa e Trifone, la difesa di Ruotolo punta alla riapertura del caso

La sentenza è stata messa in dubbio dalle ultime parole dell'avvocato avellinese Danilo Iacobacci

La sera del 17 marzo 2015 Trifone Ragone, caporalmaggiore dell'Esercito, e la fidanzata Teresa Costanza furono uccisi a bordo della loro vettura mentre si trovavano nella zona del parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone. Dopo tre sentenze fu condannato all'ergastolo Giosuè Ruotolo, giudicato nel corso dell'inchiesto come principale sospettato del delitto.

Il duplice omicidio

La coppia, come si legge nella sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 2026, era appena uscita dalla palestra dove si erano allenati quando fu raggiunta «da plurimi colpi di arma da fuoco esplosi da distanza molto ravvicinata attraverso lo sportello anteriore sinistro del veicolo, ancora aperto dopo l’introduzione al suo interno del conducente».  Inizialmente si era pensato all'ipotesi di un omicidio-suicidio. Opzione scartata poco dopo dagli inquirenti che seguirono la pista del duplice omicidio. Le indagini portarono all'individuazione di un uomo, Giosuè Ruotolo. A sostegno della tesi c'erano alcuni elementi determinanti. L'Audi A3 grigia fu individuata vicino al Palazzetto poco dopo l'uccisione di Ragone e Costanza. Allo stesso tempo emersero delle chat che lo collegarono alla vita delle due vittime. Indizi che indebolirono la posizione di Ruotolo, accusato di essere stato il responsabile del delitto. 

L'arresto

Dall'arresto, avvenuto nel 2016, si arrivò alla condanna dell'ergastolo. Ma come riporta AvellinoToday Danilo Iacobacci, difensore di Ruotolo, ha deciso di riaprire il caso gettando dubbi sulle sentenze. «Abbiamo potuto, per ora, utilizzare solo i rimedi del ricorso straordinario e della Cedu», dichiara Iacobacci. «Il presente ricorso straordinario denuncia un errore di fatto plurimo, nel quale la Corte di Legittimità è incorsa, sia a causa delle estese motivazioni di merito contenute in un altrettanto esteso fascicolo, sia a causa di impugnazioni non sempre chiare nell'evidenziare il vizio denunciato».

Il legale evidenzia una serie di elementi in difesa dell'ex militare, dai resoconti tecnici dei Ris, alle testimonianze e le confessioni di due "pentiti" Kari e Ferraiulo, che indicano un'altra ipotesi dietro ai due omicidi. «Non emerge una colpevolezza al di là del ragionevole dubbio che giustifichi una condanna all'ergastolo e la rovina di una vita», conclude Iacobacci. 

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