rotate-mobile
Sabato, 22 Giugno 2024
sanità pubblica

Il racconto della pediatra: "Affrontiamo la morte, mettiamo da parte noi stessi: pensateci"

La dottoressa Francesca Barbieri sottolinea la grande dedizione, a volte non percepita, del personale ospedaliero

In un periodo di grande difficoltà per la sanità pubblica, ci sono molti operatori che gettano il cuore oltre l'ostacolo e continuano a dare un servizio di eccellenza alla comunità. Il lavoro ospedaliero richiede molto a medici e infermieri e questi professionisti danno molto ai pazienti. 
Un aspetto che spesso non viene considerato, insieme al peso emotivo che comporta questo lavoro, in particolare quando ci si trova faccia a faccia con la morte. Un aspetto ancora più delicato quando si parla di bambini e che cerca di far capire la dottoressa Francesca Barbieri, pediatra all'ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone. 

«Un operatore sanitario - racconta - sperimenta la morte più volte nel corso della sua vita, morte di persone che non gli sono "care", ma di cui deve prendersi cura. E come fare quando la cura fallisce e la morte sopraggiunge? Come sopravvivere alla sensazione di vuoto per non essere riusciti a preservare la vita? Nessuno mai riflette veramente sull'alto grado di responsabilità e peso che è richiesto a un operatore sanitario. Tutti ci vogliono performanti, tutti pretendono, tutti chiedono. E noi diamo, diamo sempre, facciamo straordinari e continuiamo a dare. Continuiamo a prenderci cura degli altri anche dopo un episodio di morte appena avvenuto. Dobbiamo esserci anche dopo, cercando di mettere da parte noi stessi e le nostre emozioni».

«Torniamo a casa annichiliti»

«Poi si torna a casa e ci si trova annichiliti - prosegue - annientati da ciò che si è visto e vissuto. Ognuno ha le reazioni più disparate. C'è chi già sul momento è paralizzato. Chi deve continuare a performare perché fermarsi non è possibile, per poi crollare a casa nella propria solitudine. Chi reagisce con rabbia e trova un motivo per litigare con gli altri. Un evento come questo ti toglie l'energia e ti lascia senza fiato. Perché è difficile accettare di non essere riusciti a "prendersi cura", anche quando l'evento era ineluttabile e non dipendeva dal nostro operato».

«Quando urlate e volete tutto subito, pensate»

Come fare quindi ad andare avanti? Non ho una risposta, ognuno credo trovi il suo modo. So solo che a volte serve parlarne, ma lo si fa troppo poco. Pensateci ogni tanto, quando pretendete, quando urlate, quando volete tutto subito. Avete davanti delle persone che mettono da parte loro stesse e le loro emozioni per continuare a prendersi cura di voi».

PordenoneToday è anche su WhatsApp. Iscriviti al nostro canale

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il racconto della pediatra: "Affrontiamo la morte, mettiamo da parte noi stessi: pensateci"

PordenoneToday è in caricamento