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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Cronaca

Truffa dei bitcoin, tre nuovi indagati nell'inchiesta su Nft

Si tratta di Massimiliano Musto, 48 anni di Venezia, la 40enne Elena Zanardi di Roncade e il 39enne Kristian Gallina di Treviagnano.

Avrebbero svolto un ruolo attivo di intermediazione per portare nuovi clienti per la New Financial Technology, la società - con sedi a Silea, Londra, Staccolma, Lugano e Dubai - che si sarebbe dovuta occupare di "arbitraggio" sulle criptovalute ma che in realtà avrebbe messo a segno una vera e propria truffa. Sono Massimiliano Musto, 48 anni, la 40enne Elena Zanardi, e il 39enne Kristian Gallina, tre dei cinque indagati che si vanno ad aggiungersi ai soci fondatori di Nft - Christian Visentin, Emanuele Giulllini e Mauro Rizzato - oltre che ai destinati di una sequestro cautelare, operato dalla Guardia di Finanza di Treviso, ovvero Daniel Pianon, 50enne di Roncade, ex dirigente della società, e Simone Rizzato, 49enne di San Giorgio delle Pertiche (Padova).

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Musto, mestrino, 48 anni, è socio in affari di Pianon in un paio di attività, come la 4Time Group con sede a Londra e la PM Worldwide di Sestiere San Polo a Venezia, società di consulenza per le imprese. L'uomo risultarebbe anche titolare di una società di servizi di consulenza nell'ambito del settore pubblicitario, con sede a Mestre in via Miranese. Elena Zanardi, laureata in ingegneria aerospaziale, è invece  progettista meccanico per una impresa di Casale sul Sile, oltre ad essere l'amministratrice di una società sportiva dilettantistica a Mogliano. Per la Procura anche lei avrebbe svolto illecitamente attivita di intermediazione, convincendo gli ignari investitori a puntare su Nft.

Infine c'è un consulente assicurativo, che secondo l'accusa avrebbe proposto contratti Nft ai suoi clienti: si tratta di Kristian Gallina, 39 anni, di Trevignano. L'uomo si difende sostenendo di essere stato un investitore come tanti altri altri e che avrebbe proposto questo tipo di attività agli amici perché lui stesso era un investitore Nft. Nessuna intermediazione quindi: avrebbe piuttosto spiegato come aveva fatto a investire lui stesso. «Con Chiristian Visentin c'era anche amicizia oltre a un rapporto di tipo professionale» ha spiegato lui stesso. «Per questo mi sono fidato: mai avrei pensato a una cosa del genere. Solo in agosto, dopo le prime cedole non pagate, ho capito che era finita. Ma anch'io sono una vittima, ho perso soldi miei e dei miei familiari: ho sempre reinvestito i profitti perché credevo nel progetto».

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Ma Gallina contattava i nuovi clienti "armato" di una presentazione della New Financial Techonology in pdf, in cui tra l'altro annunciava che «gli utenti avranno l’opportunità di ‘vivere momenti unici in diversi ambiti ed eventi, che spazieranno dallo sport allo spettacolo, dall’arte ai viaggi da sogno e che avranno in comune elementi esclusivi e prestigiosi. Tutto questo per valorizzare al massimo l’esperienza dando esempi tangibili delle potenzialità del progetto anche in questi aspetti sociali e di intrattenimento».

Intanto Daniele Pianon, che sarebbe assistente di direzione per una società di Dubai, socio dirigente di una immobiliare con sede a Mogliano in via Ronzinella, la Gammed Srl e anche il compagno di Elena Zanardi, in uno dei tanti intrecci di parentela e rapporti personali che emergono in quella che secondo l'accusa è la rete di "procacciatori" Nft, passa all'attacco. L'uomo, a cui sono stati sequestrati tra l'altro 600 mila euro, un vigneto, un immobile e una società agricola, afferma che, nel corso della perquisizione e del sequestro della scorsa settimana ha dato spntaneamente agli agenti sia la documentazione che chiedevano sia i sistemi informatici in suo possesso e sia il denaro in contante che avrebbe posseduto. 

«In relazione a quanto apparso sui giornali - recita Pianon -  debbo contestare fermamente quanto riportato e la ricostruzione dei fatti offerta ai lettori. Desidero precisare che il cane (cash-dog) non ha trovato alcunché, come precisato nel verbale, in quanto io ho spontaneamente offerto agli agenti operanti sia la documentazione che mi chiedevano, sia i sistemi informatici in mio possesso, sia il denaro in contante da posseduto. Debbo precisare che la mia famiglia da generazioni ha svolto attività imprenditoriale, con risultati economici che hanno concesso a tutti noi benessere. Le mie sostanze e i beni sottoposti a sequestro non sono frutto dell'attività asseritamente di direttore della Nft, bensì dei sacrifici miei e della mia famiglia. Io sono un truffato come tutti gli altri, avendo investito cospicue somme da me legittimamente detenute e fiscalmente dichiarate, tant'è che ho querelato gli amministratori della società per la appropriazione indebita di quanto loro affidato».

«Chiarirò -continua il 50enne - nella sede giudiziaria quanto  affermato, documentando debitamente la provenienza di tutti i miei possedimenti e gli investimenti effettuati e purtroppo perduti a causa di comportamenti criminosi dei soci NFT».

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