Pedinata, picchiata, violentata dopo il lavoro: l'aggressore progettava una fuga dall'Italia

La ricostruzione dei fatti avvenuti tra sabato 8 e domenica 9 giugno. La vittima, una 18enne di nazionalità ucraina, è stata seguita da un operaio di 29 anni di origine colombiane che lavora in una nota azienda della provincia di Udine

I carabinieri del comando provinciale di Pordenone hanno fermato il presunto responsabile della violenza sessuale e della rapina che si è verificata nella notte tra sabato 8 e domenica 9 giugno in centro a Pordenone. Il fatto è avvenuto intorno alle 2 di notte vicino al ponte di Adamo ed Eva. La vittima, una 18enne di nazionalità ucraina, stava rincasando dopo il turno di lavoro in un locale in piazza XX Settembre quando è stata strattonata e portata in una zona erbosa. L'aggressore, un operaio di 29 anni di origine colombiana residente a Pordenone, l'ha aspettata per un’ora vicino al posto di lavoro abusando di lei. In seguito ha rubato venti euro in contanti presenti all'interno della borsa.  

Le indagini

La ragazza ha avuto la forza di chiedere aiuto ed è stata soccorsa dal personale medico infermieristico e dal corpo dei carabinieri di Pordenone che si è subito messo al lavoro per individuare il responsabile. Le indagini sono partite dalle prime ore della domenica. Un'operazione che ha consentito di restringere subito il cerchio ricostruendo le dinamiche dell'accaduto. Dalle ricostruzioni la 18enne stava raggiungendo la propria auto dopo il turno di lavoro. È stata aggredita, afferrata per i  capelli, presa a pugni e schiaffi fino a che non è stata trascinata nella zona boschiva dove è stata abusata sessualmente. La ragazza ha cercato più volte di divincolarsi ma l'uomo le ha messo le mani addosso prendendola per la gola per strangolarla.

Al momento del fatto non c'era nessun testimone che potesse impedire la violenza visto l'orario. I carabinieri, grazie anche alla descrizione dei fatti fornita dalla ragazza (dagli indumenti indossati alla corporatura dell'uomo), sono riusciti a delimitare i controlli servendosi dei sistemi di videosorveglianza privati e del Comune di Pordenone.

L'individuazione dell'aggressore

Il Tenente colonnello Nicoletti lo ha descritto utilizzando Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Incensurato, insospettabile, con un buon lavoro in una nota azienda dell'hinterland della  provincia di Udine. Per individuarlo è stato comunque complicato per gli investigatori vista la mole di filmati presenti nella zona del centro di Pordenone.

La persona, fanno sapere i carabineri, è stata inquadrata poco dopo la mezzanotte seduto in una panchina in piazza XX Settembre a pochi metri dal locale dove lavorava la vittima. Il 29enne è stato immortalato tra l'incrocio di via Cesare Battisti e corso Vittorio Emanuele II fino al luogo della violenza. L'ha seguita mantenendo una distanza non troppo ravvicinata in modo da passare inosservato fino a quando non ha deciso di aggredire fisicamente la ragazza.

A riconoscere il presunto autore dell'abuso sessuale è stato un militare che in quel momento non era in servizio anche se conosceva in maniera dettagliata le attività di indagine. Grazie ai particolari degli indumenti indossati (maglietta verde, pantaloni neri e scarpe da ginnastica) e alle riprese video delle telecamere di sorveglianza, si è arrivati all'identificazione dell'autore della violenza. Un lavoro che è stato possibile, come ha spiegato il Capitano Cito, grazie alla piena sinergia con il comando della stazione di Pordenone soprattutto nel momento in cui è stata accolta la ragazza. 

Il fermo

È comunque inquietante il quadro emerso dagli investigatori che hanno parlato comunque di un evento episodico. Il 29enne, dopo la violenza sessuale, "ha trascorso serenamente la giornata nella tranquillità più assoluta  e per questo non si esclude che abbia premeditato il tutto individuando la vittima" e attendendo che finisse il turno per poi pedinarla. 

L'uomo è stato fermato il 17 giugno dai carabinieri a Udine dopo che il provvedimento è stato emesso dal pm Urban su richiesta del procuratore generale. Una scelta dettata dal pericolo di reiterazione del reato e dalla possibilità di fuga del sospettato visto che avrebbe potuto trovare un rifugio sicuro e pieno supporto da parte di una comunità fuori dal territorio nazionale. 

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