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Electrolux, la crisi morde: si lavora solo 3 giorni a settimana

Simonetta Chiarotto, segretaria Fiom: «Si naviga a vista». Intanto l'azienda raccoglie le adesioni per le uscite volontarie

È ancora tormentata la situazione per il gruppo Electrolux. Il 2022 è stato un anno turbolento segnato dalle difficoltà di ripartenza dopo il covid e dalla carenza di componenti elettroniche provenienti dall'Asia. Poi il terremoto internazionale con l'annuncio di 4 mila esuberi a livello globale. 
Il 2023 non sembra essere partito sotto una buona stella: il mercato arranca, gli ordini diminuiscono e Porcia deve rallentare la produzione. Dal 13 marzo è stata attiva la cassa integrazione, che andrà avanti fino al 7 aprile. 
Il settore degli elettrodomestici è in sofferenza e per quanto riguarda il gruppo Electrolux le difficoltà maggiori si trovano negli stabilimenti di Forlì, dove si producono piani cottura, e Porcia, stabilimento di lavatrici di gamma medio-alta e alta. 

Fa luce su questa situazione Simonetta Chiarotto, segretaria della Fiom Pordenone. «A Porcia è stata attivata la cassa integrazione che al momento proseguirà fino al 7 aprile - spiega - e vede giornate lavorative di sei ore, oltre al lunedì e venerdì a casa». 
Insomma, a Porcia il ritmo è molto ridotto: si lavora su tre giorni alla settimana per complessive 18 ore. 

Nel 2022 prodotte 680.000 lavatrici

«Al momento si naviga a vista - prosegue Chiarotto - con un obiettivo aziendale che sarebbe di 740 mila lavatrici prodotte nel corso dell'anno. Nel 2022 si è arrivati a 680 mila: se per troppi anni non si raggiunge un livello di 700-750 mila pezzi, si crea un problema serio». 
Infatti, le 750 mila lavatrici all'anno sono considerate una sorta di "linea di sopravvivenza" per lo stabilimento di Porcia. La preoccupazione dei lavoratori adesso riguarda la volontà di posizionamento di Electrolux. «Come si andrà ad aggredire il mercato - chiede la segretaria della Fiom - visto che in Italia non si può fare il basso di gamma?». 

Intanto gli operai sperano nel futuro. Secondo le previsioni il mercato dovrebbe migliorare ma di certezze non ce ne sono. L'unica, al momento, è il piano di esuberi previsto dalla multinazionale svedese. 
A Porcia sono 76 i lavoratori che possono lasciare l'azienda su base volontaria: 36 operai e 40 impiegati. Al momento è in corso la raccolta delle adesioni e ad aprile si saprà quali saranno i numeri delle uscite. 
«C'è un accordo nazionale - sottolinea Simonetta Chiarotto - che prevede una buonuscita di 3 mila euro per chi può accedere alla pensione, 12 mila per chi si trova a un anno dal pensionamento, 25 mila per chi ci potrà arrivare in 24 mesi e 72 mila per chi non ha accesso agli ammortizzatori». 

Il caso Nidec 

Oltre a Electrolux, la preoccupazione dei sindacati in provincia di Pordenone si concentra sulla Nidec Global Appliance. La multinazionale (ex Sole) che produce motori e compressori per elettrodomestici sta vivendo un periodo molto difficile. «L'azienda aveva 800 dipendenti - spiega Chiarotto - e adesso ne ha 300. L'ammortizzatore sociale sarà attivo fino all'autunno: nei prossimi giorni ci incontreremo con l'azienda per un confronto sul piano industriale».
 

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