Il report

Lavoro: sempre meno giovani a Pordenone, imprese in difficoltà

I dati della Cgia di Mestre

Il numero dei giovani tra i 15 e i 34 anni ha subito una contrazione significativa negli ultimi dieci anni. A stabilirlo è stato un ultimo studio della Cgia di Mestre che ha analizzato nel dettaglio la situazione in tutto il Paese. Il fenomeno, secondo quanto emerge dalla ricerca, ha colpito anche la zona della Destra Tagliamento mettendo in seria difficoltà le aziende del territorio.  Molti imprenditori non solo non non riescono a trovare personale specializzato ma deve far fronte al numero di under 34 che sta diminuendo.

Il dato a Pordenone

La crisi demografica sta dunque mostrando i suoi effetti vista la difficoltà di assumere giovani pronti ad entrare nel mercato del lavoro. A Pordenone si è passati da 63.830 a 60.757 persone con una differenza di 3.073 lavoratori (-4,8%). A Udine il dato risulta ancora più accentuato (-7.098; -6,9%), mentre solo Trieste è in controtendenza con il +7,9%. Ciò nonostante il dato in Regione non si discosta dalle cifre emerse a livello nazionale anche parliamo di numeri più contenuti rispetto ad altre zone in Italia (-5.330, -2,3%).  

Tra il 2023 e il 2027 le aziende avranno bisogno di tre milioni di lavoratori che dovranno sostituire coloro che andranno definitivamente in pensione (12%). «Con sempre meno giovani destinati a entrare nel mercato del lavoro, “rimpiazzare” una buona parte di chi scivolerà verso la quiescenza diventerà un grosso problema per tanti imprenditori», si legge nella nota. Secondo la Cgia di Mestre a incidere su questo fenomeno è anche l’abbandono scolastico che va a influire sul tasso di disoccupazione giovanile. 

Per l'associazione «alla luce della denatalità in corso nel nostro Paese, appare evidente che per almeno i prossimi 15-20 anni dovremo ricorrere stabilmente anche all’impiego degli extracomunitari. Il permesso di soggiorno, a eccezione di chi ha i requisiti per ottenere la protezione internazionale e di chi entra con già in mano un contratto di lavoro, andrebbe accordato a chi si rende disponibile a sottoscrivere un patto sociale con il nostro Paese». 

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