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Lavoro / Cordenons

Vendite in calo: Fedrigoni cede un reparto della cartiera a una cooperativa

Il servizio dedicato alle spedizioni sarà affidato a una società esterna. I sindacati non ci stanno: "L'azienda vuole solo ottimizzare i costi. Così i lavoratori perderanno benefici dal contratto nazionale"

Vendite in calo ma con margini in aumento. Non si arresta la crisi dell'industria cartaria. Alla luce degli ultimi dati pubblicati lo scorso 8 maggio, il Gruppo Fedrigoni ha deciso di dare in appalto uno dei servizi a una impresa esterna. Tutto ciò entrerà in vigore a partire dal mese di luglio con il reparto dedicato alle spedizioni che passerà a una cooperativa: la veronese Euroservices. L'esternalizzazione è solo uno dei tanti cambiamenti che stanno toccando la cartiera di Cordenons. Una trasformazione che è cominciata dal nome (Gruppo Cordenons non esiste più) e che è proseguita con la vendita delle strutture a un fondo americano

La decisione è stata presa dai vertici dell'azienda ed è stata comunicata alle associazioni sindacali in occasione di un incontro avvenuto nella giornata di martedì. Fedrigoni ha inoltre dichiarato che intenderà procedere con l'apertura della mobilità per alcuni lavoratori vicini alla pensione e confermare gli interinali. I sindacati non ci stanno e hanno espresso la loro preoccupazione e disappunto rispetto alla scelta di esternalizzare parte dello stabilimento a una ditta esterna. "L'azienda vuole solo ottimizzare i costi, ma dietro a tutto questo c'è la volontà di cedere delle persone", afferma Michael D'Andrea, segretario provinciale dell'Ugl - "Oggi sta accadendo alle spedizioni, e non è escluso che possa avvenire a un altro reparto. Stiamo parlando di lavoratori che da un momento a un altro rischiano di ritrovarsi con un contratto svantaggioso rispetto a quello applicato dall'impresa. Per noi l'unica strada percorribile è ricollocare le persone all'interno dello stabilimento con un percorso formativo. Nessuno deve rimanere fuori dall'orbita del Gruppo Fedrigoni".

La società ha chiuso il 2023 con un fatturato proforma di 1,8 miliardi di euro, in calo dell’11% rispetto ai risultati record del 2022 (2 miliardi di euro calcolati sullo stesso perimetro) ma con margini in aumento. Se si osserva il dato legato al rendimento (il margine operativo lordo), l'azienda è crescita dell’8% passando dai 314 milioni di euro del 2022 ai 338 milioni del 2023 dimostrando solidità nonostante la flessione delle vendite e dei volumi. A incidere, si legge nella nota di Fedrigoni, sono la presenza di uffici e siti produttivi in 28 paesi e la diversificazione dei ricavi, che provengono per il 21% dal mercato italiano, per il 49% dal resto d’Europa e per il 30% dal resto del mondo.

Il 2024 è partito con delle cifre rassicuranti per il gruppo. Nel il primo trimestre si è registrata una crescita di volumi in entrambe le business unit con ricavi stimati pari a 470 milioni di euro, in crescita del 10,9% rispetto al Q4 2023 e del 2,4% rispetto al Q1 2023.

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