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Mercoledì, 19 Giugno 2024
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Migranti nell'hangar in Comina, il Pd contro il Comune: «Situazioni già precarie. Puntare sull'accoglienza diffusa»

Gli esponenti del Partito democratico Pirotta, Del Ben e Saitta hanno presentato un'interrogazione chiedendo di riutilizzare il materiale donato nella sede di Torre in occasione dell’emergenza Ucraina

Da tre settimane i migranti provenienti dalla rotta balcanica si trovano nell'hangar in Comina. La struttura è stata selezionata dal Comune come dormitorio provvisorio in attesa dell'appuntamento in questura per il rilascio del titolo di soggiorno e del riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria. Nonostante il supporto di associazioni e della Croce Rossa sono cominciati già a emergere i primi problemi. 

Sul caso è intervenuta una piccola delegazione di consiglieri e militanti del Partito Democratico formata da Pirotta, Del Ben e Saitta dopo che erano emerse le segnalazioni di alcuni casi di scabbia. 

Nel corso del sopralluogo all’hangar allestito in Comina «abbiamo potuto constatare come le situazioni igienico sanitarie siano precarie. Due bagni chimici per 60 persone, un lavandino, nessuna doccia e la promiscuità dei soggetti sani dai soggetti che hanno contratto la scabbia, ci lasciano alquanto perplessi sulla concezione di luogo dignitoso soprattutto se confrontato con la movimentazione che il comune di Pordenone, grazie alla macchina della Protezione Civile, aveva attivato a marzo 2022 in occasione dell’emergenza Ucraina» dichiara Irene Pirotta «Più di un anno fa, infatti, per l’accoglienza era stato individuato un locale a Torre allestito grazie anche alla generosità di molti privati e imprese, perché non riutilizzarlo ora in questa fase di prima emergenza? Per questo motivo abbiamo depositato un’interrogazione a risposta immediata da discutere nella seduta del consiglio di lunedì 9 ottobre per capire il reimpiego dell’attrezzatura già impiegata nell’emergenza Ucraina di marzo 2022»

«A più riprese abbiamo evidenziato la necessità di strutture adatte all'accoglienza in città e sul territorio pordenonese: non abbiamo dormitori come non abbiamo bagni pubblici e centri diurni» prosegue Saitta. «Con l'emergenza freddo è necessario rendere più vivibile l'attuale sistemazione e attivarsi per trovare qualcosa di diverso, anche per i senzatetto che non fanno parte del gruppo di richiedenti asilo che abbiamo visitato. Oggi esiste solo La Locanda, in via Montereale, ma con i suoi 22 posti non è certo sufficiente a far fronte alle situazioni di disagio che esistono. Dal nostro punto di vista è importante tornare decisamente sull'accoglienza diffusa sul territorio, e Pordenone può e deve giocare un ruolo di regia in questo».

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