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Politica / San Vito al Tagliamento

Punto nascite, nuovo scontro dopo l'apertura di uno studio privato: «È intestato al figlio della primaria»

Lo afferma la consigliera regionale Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra) che analizzando la visura camerale della società ha scoperto che il cognato della dottoressa Pinzano è l'amministratore delegato mentre una consigliera risulta essere la sorella della primaria: «Sarebbero queste le persone, che fanno capo alla società, che hanno chiesto la sua consulenza?

La notizia dell'apertura del centro medico privato di San Vito al Tagliamento dopo la chiusura del punto nascite ha scatenato un'ondata di indignazione generale da parte di cittadini, come il Comitato Salute Pubblica Bene Comune, e della politica. La consigliera regionale Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra) insieme al segretario regionale di Sinistra Italiana, Sebastiano Badin, ha deciso di andare a fondo sulla vicenda. «Abbiamo colto l'invito della dottoressa Pinzano, primaria di Ginecologia a San Vito al Tagliamento, ad effettuare una visura camerale dello studio privato Centro Salute Donna e Bambino che aprirà, proprio nella stessa San Vito, poche settimane dopo la chiusura tanto discussa del punto nascita dell'ospedale. Il tutto con il beneplacito del direttore generale dell'Azienda sanitaria Friuli Occidentale, Giuseppe Tonutti». 

Dai documenti visionati dall'esponente delle opposizioni sono emersi dei dati giudicati «interessanti - fanno sapere nella nota -: la società ha sede legale a Udine e ha iniziato le attività a maggio 2023; sono presenti 3 soci, di cui uno è il figlio della primaria, classe 2005, socio al 45%; che il cognato della primaria è l'amministratore delegato e che una consigliera è la sorella della primaria».

È da queste informazioni «chiare ed inequivocabili» che Serena Pellegrino lancia un'accusa diretta dalla primaria: «Sarebbero queste le persone, che fanno capo alla società, che hanno chiesto la consulenza alla dottoressa Pinzano? Ma soprattutto, qualcuno ha fatto una semplice visura catastale da cui si evince che il proprietario dell'immobile risulta essere il marito della primaria? Sicuramente tutto questo è nel perimetro della legge scritta da chi vuole cedere il patrimonio sanitario pubblico al privato, ma per la legge morale dei cittadini, che si vedono scippare a piene mani stato sociale e welfare conquistato con decenni di lotte, è quantomeno poco tempestivo». 

L'esponente di Alleanza Verdi e Sinistra rincara poi la dose osservando che proprio qualche giorno fa con decreto 957 del 19 dicembre 2023 del direttore generale dell'AsFo Giuseppe Tonutti, è stata autorizzata ad avere un rapporto di lavoro non esclusivo con la stessa Azienda Sanitaria poche settimane dopo l'annuncio della chiusura del punto nascita. 

«Intendiamo sollevare la questione politica e non quella legale dell'accaduto, che verrà sviluppata nelle sedi preposte - riferiscono -. Riteniamo che sia aberrante che la dottoressa Pinzano, autorizzata in ciò dall'AsFo, si sia buttata a cuor leggero a curare i suoi interessi privati dopo aver chiesto la chiusura del punto nascita di S. Vito al Tagliamento, senza un motivo oggettivo tangibile, visto che non vi sono state segnalazioni di casi rischio negli ultimi anni. La scelta pre natalizia il chiudere un punto nascite ha lasciato l'intero territorio privo di un servizio essenziale costringendo le partorienti, con pericolo per la salute loro e quella del bambino, a lunghi trasferimenti a Pordenone, Latisana o Portogruaro». 

La richiesta è chiara: il partito chiede al dottor Tonutti e all'assessore Riccardi di aprire un fascicolo in modo da «esaminare la reale situazione del punto nascita di San Vito al Tagliamento, evidenziando le eventuali criticità dal punto di vista della sicurezza, elencando tutte le azioni sostenute per scongiurare la chiusura attraverso bandi di concorso, bandi di mobilità e tutto quanto necessario per interrompere lo smantellamento della sala parto e per riaprire il punto nascite di San Vito al Tagliamento per il 2024».

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