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Venerdì, 23 Febbraio 2024
IN TELEVISIONE / Erto e Casso

È sempre CartaBianca, Mauro Corona commosso ricorda Gigi Riva

L'ertano ripensa ai suoi 20 anni, allo scudetto del Cagliari e ai «miti che ci hanno aiutato con le loro imprese a superare i nostri fallimenti e le nostre paure»

La morte di Gigi Riva ha scatenato in tutta Italia una sincera commozione. L'addio di Rombo di Tuono, bandiera del Cagliari e leggenda della Nazionale, mancato a 79 anni, ha riportato alla memoria i ricordi di altri protagonisti del mondo del calcio, ma anche di persone comune a cui Gigi Riva, come modello d'ispirazione, ha cambiato la vita.

La figura di Riva è stata giustamente ricordata in tutti i notiziari e nei programmi televisivi e tra questi non poteva mancare È sempre Cartabianca, in onda in prima serata su Rete 4.

Bianca Berliguer, in apertura della puntata di mercoledì 23 gennaio, ha detto: «Se ne è andato un grandissimo uomo del calcio, Gigi Riva, Rombo di Tuono, il calciatore che ha rifiutato la cifra di un miliardo di lire che gli era stata offerta dalla Juventus per restare al Cagliari che portò allo Scudetto nel 1970».

Mauro Corona, che si è presentato in trasmissione con una maschera tipica del Carnevale di Mamoiada, in Sardegna, i Mamuthones, ha iniziato il suo intervento sottolineando che «i Corona sono solo ad Erto e in Sardegna e quindi mi sento un po' sardo. Mi sento di appartenere a quella terra».

«Avevo 20 anni e mi ricordo quando il Cagliari vinse lo Scudetto. Io sono milanista, ma quando giocano altre squadre ho delle preferenze, quindi ce l'avevo anche per il Cagliari proprio perché ci giocava Gigi Riva», ha ricordato.

Poi, dopo aver visto il video-tributo al leggendario calciatore, non ha trattenuto l'emozione e l'ha manifestata ricordando la perdita recente di un suo amico di 62 anni, Severino, dicendo: «Mi ha emozionato che fatico a trattenere una certa commozione. Vede Bianchina, la nostra vita è composta di fronte a noi da un mosaico, un mosaico di tessere. Gli amici, i parenti, i nostri divi, coloro che ci hanno aiutato con le loro imprese a superare i nostri fallimenti, le nostre paure, le nostre insicurezze, a volte le nostre angosce. Quindi ci riferiamo ai nostri miti e poi abbiamo i nostri amici, ma l'ombra adunca della morte passa e ogni tanto tira via una tessera dal nostro mosaico di amicizie e di affetti anche sportivi. Il mio mosaico è quasi vuoto. La Signora ha ancora poche tessere da portare via».


 

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