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Disciplina o tolleranza, Enrico Galiano dibatte in tv con Paolo Crepet : «Gli studenti sono persone, non bastone e carota»

A Dilemmi su Rai 3

Disciplina o tolleranza. È uno dei 'Dilemmi' dell'educazione e trova spazio in un confronto civile come quello che ha proposto Gianrico Carofiglio nella puntata del suo programma che è andata in onda su Rai 3 in seconda serata domenica 2 giugno.

Enrico Galiano ha dibattuto con il noto psichiatra Paolo Crepet. Si è partiti dalla consapevolezza che i genitori di oggi tendono ad essere estremamente protettivi nei confronti dei loro figli e che alcuni ritengono che questo approccio può influenzare  negativamente la formazione di personalità equilibrate e mature, la capacità di affrontare gli impegni e gli inevitabili fallimenti nella vita adulta. 

Paolo Crepet ha sostenuto che i genitori di oggi dopo aver combattuto contro i loro padri siano diventati schiavi dei loro figli e Galiano, in uno dei passaggi più significativi, ha così replicato: «Perché tu scienziato non mi dici perché succede che la famiglia sia troppo presente? Se è un problema generalizzato io voglio sapere come fare dato che sono anche papà. Non ne usciamo se continuiamo a darci la colpa reciprocamente, le famiglie che accusano la scuola, la scuola che accusa la famiglia.Facciamoci questa domanda. Credo che sia cambiato anche il modo di essere genitori rispetto al passato. Adesso c'è un maggiore coinvolgimento emotivo, il genitore di fronte agli insuccessi del figlio avverte un maggiore senso di colpa e si chiede dove ho sbagliato, cosa che negli anni '80-'90 non accadeva».

«Forse più che fermarsi al denunciare il problema è più fertile come approccio vedere gli aspetti positivi di questo coinvolgimento emotivo perchè il tipo di pedagogia fondata solamente sulle regole e su un tipo di paletti e distanza ha comunque creato dei danni inenarrabili, persino in me che sto parlando, io ce l'avrei voluto avere un papà magari più presente, più interessato, più emotivamente coinvolto e a volte ho delle difficoltà nel mio rapporto con gli altri», ha sottolineato il docente che ha anche evidenziato come questa generazione non sia più debole delle altre e che non abbia paura di ammettere la propria fragilità, non nascondendo le emozioni e i momenti "no" che tutti hanno nella vita.

Galiano, poi, ha spiegato che nel suo ideale «non c'è spazio per la  sanzione e non metto note dal 2010 perchè ho scoperto che non funzionano, non hanno efficacia, funzionano nell'immediato. Dopo 2 o 3 volte ricomincerà. La sanzione funziona solo se richiede un maggiore impegno anche da parte mia. È più faticoso, è più impegnativo ma richiede un maggior impegno anche da parte mia come attività pomeridiane o far fare da tutor a un ragazzo di seconda a uno di prima», ha spiegato.

Crepet, dopo essersi detto d'accordo sull'importanza di punire in maniera progressiva, ha menzionato "L'attimo fuggente", il film dove l'insegnante, interpretato da Robin Williams, utilizza metodi non convenzionali per far in modo che i suoi studenti siano maggiormente liberi e creativi.

«Dice Capitano mio capitano, non amichetto mio amichetto. Capitano è ciò di cui abbiamo bisogno nell'età evolutiva, ma non solo, io ho sempre cercato Maestri anche in più avanzata età, perché erano stelle polari, perché erano persone che magari non mi davano del 'tu', non mi davano la pacca sulla spalla, ma non mi interessava quello, non l'ho mai cercata. L'accumulazione di esperienze è diversa tra un ventenne e uno che magari fa l'architetto da 50. Si tratta di mancanza di umiltà. Capitano mio capitano vuol dire autorevolezza, che non vuol dire tu stai al tuo posto, ma io ti dico questa cosa qua. Uno torna a scuola al pomeriggio per rimettere a posto la scuola che ha devastato. Una sanzione deve essere una sanzione, se no come mai non vai a casa?», ha detto Crepet.

«Io non uso quest'aspetto qui. Bisogna capirsi bene su che cos'è l'autorevolezza, non è una cosa che si fonda su io ti dico delle cose, ma si fonda su un semplice sguardo, a me basta guardarli i miei studenti perché si mettano a posto quando c'è bisogno, perché abbiamo fondato un rapporto di relazione, in cui loro si sentono ascoltati, che dall'altra parte c'è un adulto che ha interesse in quello che loro hanno da dire, non in quello che lui deve dire a loro. Dopo ti ascoltano. Non lo fanno se per primo non ti metti in silenzio ad ascoltare quello che hanno da dire. Non sono bastone e carota. Quello si usa con gli animali, loro sono persone e prima di tutto hanno bisogno di cura e di un adulto che faccia sentire la loro presenza», ha risposto Enrico Galiano.


 

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