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«Sbagliare è umano, imparando a risollevarsi non ci si arrende mai»: l’insegnamento del prof. Maggi

In un lungo post su Instagram

Il momento della verità, quello degli scrutini, si avvicina e il prof Andrea Maggi, come tutti gli altri docenti della Penisola, dovrà dare i voti di fine anno. L'insegnante pordenonese, reso celebre per essere ormai una delle colonne de Il Collegio, in un lungo post su Facebook esprime con forza quanto ci sia di sbagliato in alcuni ragionamenti molti comuni sui voti, visti come premi o punizioni, sia dagli adulti che dai ragazzi.

«Chi pensa che i voti siano premi o punizioni, adulto o ragazzo che sia, pensa che  la scuola sia un circo dove gli insegnanti sono i domatori e dove gli studenti sono gli animaletti da addomesticare», sottolinea Maggi, prima di ribaltare questa tesi.

«Tutto sbagliato. a scuola (e i voti) non sono questa roba qui. L’ansia dei ragazzi per i voti non viene dai voti in sé, altrimenti tutta questa 'anzia' dovrebbero averla provata tutte le generazioni. A scuola ho preso dei 3 che mi hanno insegnato molto più che tanti 9. E di 10 io non ne ho mai presi. I problemi nascono dalle aspettative stellari, spesso sballate e incongrue, dei genitori, che pretendono che i loro figli siano considerati perfetti. A scuola, nello sport, nel lavoro, ovunque».

Dove sbagliano quindi i genitori, secondo il prof Maggi e quale messaggio dovrebbero invece trasmettere ai loro figli? Qual è il compito dell’insegnamento? «Questi genitori non concepiscono che un figlio possa cadere e trasmettono loro il messaggio assurdo che se cadono sono dei falliti. Oppure devono avere per forza dei problemi e corrono a certificarli per qualsiasi genere di disturbo. Invece non è così! Si può sbagliare, si può cadere, si possono prendere anche voti molto brutti. Non c’è niente di male, né di sbagliato, nel fallire. Il messaggio che dobbiamo trasmettere ai ragazzi non è che sono perfetti così come sono, ma che sbagliare è umano; soprattutto, che imparare dai nostri errori è l’unico modo che abbiamo per imparare; e questo, sì, è umanissimo. Pensare che i nostri figli possano essere sempre i primi e che non conoscano mai il fallimento non solo è diseducativo, ma anche disumano. Imparare a perdere è il primo passo per imparare a crescere».

Alla fine conclude il suo post con un suggerimento finale: «Il perdente si costruisce inculcandogli l’idea del successo a tutti i costi. Si arrenderà al primo fallimento e non si rialzerà più. Il vincente si costruisce insegnandogli la tenacia; caduta dopo caduta. Imparerà a risollevarsi e non si arrenderà mai».

Frasi che, stando ai primi commenti, sembrano aver colpito nel segno. C'è chi scrive: «Da incorniciare e mettere all’ingresso di ogni scuola», «Pieno rispetto per queste parole».

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