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Martedì, 27 Febbraio 2024

Giornata della memoria: consegnate le medaglie d’onore ai familiari dei deportati

La cerimonia è cominciata questa mattina alle 9:30 con la deposizione della corona davanti al Monumento dei Deportati

Ricordare è l'unico strumento che abbiamo per non commettere gli stessi errori. Oggi, 27 gennaio, decine di persone lo hanno dimostrato presentandosi di fronte al Monumento dei Deportati. La Giornata della memoria è cominciata alle 9:30 con la deposizione della corona in ricordo delle persone sterminate nei campi di concentramento. Un gesto di umanità in ricordo di chi ha subito la brutalità e la violenza dei regimi nazifascisti. Alla commemorazione si sono presentate le principali autorità istituzionali, dal sindaco e gli assessori del Comune di Pordenone, agli esponenti delle forze dell'ordine (polizia locale, vigili del fuoco, guardia di finanza) e delle principali realtà del territorio come l'associazione nazionale ex deportati.

Il primo a prendere la parola è stato Alessandro Ciriani che non solo ha pronunciato il numero delle vittime dell'Olocausto, ma ha parlato di «esistenze spezzate, affetti distrutti, sentimenti dilaniati e di un'umanità violentata».

Ciriani si è poi soffermato sulla «mostruosità» che ha colpito l'Europa a causa di «un progetto nazista diabolico e pianificato con spietata freddezza. Un disegno aberrante di pulizia etnica, sociale, religiosa e culturale abbracciato da pochi ma capace di diffondere e contagiare gravemente le coscienze con una violenza inaudita».

Il mondo, prosegue il sindaco, ha il dovere di ricordare la persecuzione degli ebrei per non assistere più a eventi simili come la Shoah. «Nella giornata della memoria ripercorriamo il punto più basso che l'uomo abbia mai raggiunto nella storia. Ma è proprio tra cui che dobbiamo impegnarsi ogni singolo giorno combattendo in tutti i modi e in tutti i contesti quotidiani l'intolleranza, l'odio, la violenza».

Giornata della memoria: le foto della deposizione delle corone

In un periodo in cui venti di guerra stanno attraversando l'Europa e il Medio Oriente, il sentimento di odio non è finito con la sconfitta del nazismo, ma «rivive sotto altre forme altrettanto insidiose e permeate da valori inconciliabili con quelli dell'occidente».

Un delirio, conclude Ciriani, che «trova nuovi seguaci, animati dalla volontà di uccidere gli ebrei, ovunque essi siano, qualsiasi cosa facciano, chiunque essi siano». Il sindaco parla di un «antisemitismo non strisciante ma palese, che scende nelle piazze, parla nelle televisioni, abbraccia le armi, e che oggi si scaglia contro Israele, ma domani contro chi potrebbe scagliarsi?».

In seguito è intervenuta Patrizia Del Col, vicepresidente dell'associazione nazionale ex deportati che ha ricordato la legge istitutiva del Giorno della Memoria in ricordo di quel 27 gennaio 1945, quando le truppe dell’armata rossa abbatterono i cancelli di Auschwitz. «Coloro che avevano conosciuto la violenza del fascismo e del nazismo, l’orrore dei lager nazisti giuravano, giuravano di combattere il ritorno del fascismo e delle dittature, di combattere per la pace, per la solidarietà tra i popoli, per la giustizia sociale».

Promesse impegnative, prosegue Del Col. «Se noi guardiamo al mondo di oggi dobbiamo ammettere che non siamo stati all’altezza di quei giuramenti. Che non siamo stati in grado di impedire che nuove guerre scoppiassero, che nuove dittature di affermassero, che nuovamente donne e uomini fossero braccati, discriminati, uccisi».

Il discorso della vicepresidente dell'associazione nazionale ex deportati

La consegna delle medaglie d’onore

Nella sala consiliare dell'ex provincia di Pordenone si è svolta infine la consegna delle medaglie d'onore da parte della prefettura. Una cerimonia particolarmente sentita dai familiari presenti in sala. Il prefetto Natalino Domenico Manno ha ricordato gli ultimi episodi che hanno toccato ultimamente il nostro Paese. «Purtroppo in Italia e in Europa si stanno verificando delle manifestazioni di antisemitismo. Pensiamo alle pietre d'inciampo che in altri Paesi sono stati distrutti. O alle bandiere dello stato di Israele che sono state bruciate, o a tutti gli appuntamenti che si sono svolti nelle università e nei luoghi di cultura. Un fenomeno che ci deve fare riflettere perché rischia di oscurare la memoria di quello che è successo e che non deve più accadere». Il prefetto cita le parole di Liliana Segre («chi è indifferente è colpevole») per dire che «tutte le istituzioni e i cittadini devono rispondere a un dovere morale e civile e impegnarsi per ripudiare la guerra e ogni forma di sopraffazione e discriminazione». 

L'elenco

Proprio per ricordare le vittime dell'Olocausto, abbiamo scelto di tenere viva la memoria delle persone deportate nei campi di concentramento con il loro nome:

  • Arturo De Gerard, internato a Stalag dal 1/11/1943 al 7/02/1944

  • Claudio Della Toffola, internato a Stammlager dall'8/09/1943 al 1/08/1945
  • Presildo Bomben, internato a Stalag dal 9/09/1943 al 30/03/1944
  • Marcello Brusadin, internato in Germania dal 22/01/1944 al 13/05/1945
  • Pietro Polesello, internato a Stalag dall'8/09/1943 al 4/10/1944
  • Genesio Santin, internato a Dachau dal 5/10/1944 all'11/12/1944
  • Secondiano Biscontin, internato a Berlino dal 10/09/1943 al 17/04/1945
  • Galliano Toneguzzo, internato a Sandbostel dall'11/09/1943 al 7/05/1945
  • Osvaldo Minatel, internato a Sandbostel dal 14/09/1943 al 13/06/1945
  • Egidio Zoratti, internato a Dachau dal 29/01/1945 all'1/05/1945

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