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Il report / Porcia

Mobbing sul lavoro: aumentano i casi a Pordenone, fenomeno in crescita nel settore pubblico

I dati del 2023 rielaborati dal Punto di ascolto antimobbing di Pordenone

106 accessi nel 2023. Un dato in crescita che può essere letto in due modi: un ritratto preoccupante di un mondo del lavoro dove emergono situazioni di disagio e vessazioni; un segnale positivo da parte di chi finalmente comincia a denunciare le molestie come le lavoratrici donne.

Il 2023 è stato infatti un anno importante per il Punto di ascolto antimobbing di Pordenone, un ente nato nel 2006 grazie alla collaborazione tra i Comuni di Porcia e Pordenone. L’attività di formazione e sensibilizzazione attuata nel territorio con il supporto di una squadra di professionisti che opera in questo sportello, sta dando i suoi frutti come afferma Denis Dalla Libera, Coordinatore Cisl di Pordenone: «Riteniamo che questo approccio ci permetta di aumentare la consapevolezza educativa e culturale degli interlocutori accrescendo la collaborazione e la solidarietà tra essi per poi, a sua volta, trasmetterla ad altri soggetti creando una rete di conoscenze che può prevenire il fenomeno».

Da quando è stata istituita la convenzione con l’Unione Sindacale Regionale CISL FVG (l'accordo è in piedi dal 2021), il confronto tra le istituzioni e le organizzazione è stato cruciale per affrontare sfide importanti come il tema del mobbing dato che, come afferma l'assessore Fiorella Geretto del Comune di Porcia, «in Italia sta assumendo proporzioni significative e per molti aspetti allarmanti che vede maggiormente coinvolte le donne».

Il report

Nell’annualità appena trascorsa 116 utenti, 94 nuovi e 22 già conosciuti, si sono rivolti allo sportello. Nel complesso al Punto di ascolto sono stati garantiti 362 colloqui professionali: 270 consulenze legali, 86 da parte di esperti e psicologi, e 6 da parte del medico del lavoro. Il primo dato che colpisce è quello del rapporto tra uomini e donne. L'utenza maschile è cresciuta del 7% rispetto al 2022 (dal 27% al 31%), mentre quella femminile è diminuita del 4% (dal 73% al 69%). 

Osservando invece i dati dei soggetti che compiono molestie, sono le donne a creare più situazioni di disagio nel posto di lavoro (41 persone, 36%). Il numero, oltre a essere invariato, non tiene conto delle vessazioni attuate da entrambi i soggetti (dal 21% al 32% nel 2023), ma va comunque segnalata diminuzione di casi da parte degli uomini (dal 43% al 32%).

«Le donne - dichiara la consulente legale  Teresa Dennetta- sono maggiormente vessate, soprattutto nella fascia dai 51 anni in su, ma cresce anche la fascia dai 41 in su, dato che rispecchia le necessità di cura familiari, soggetti fragili, anziani e l’età della maternità; in controtendenza si evidenzia però anche la crescita dell’utenza maschile in età dai 41 in su, vessati per fattori socioanagrafici».

Il settore privato resta quello prevalente ma è stata riscontrata una crescita del settore pubblico che passa dal 27% al 34%. «Le criticità maggiori sono rappresentate dalle violazioni di diritti, discriminazioni, eccessivo controllo e criticità relazionali», prosegue Dennetta. Le tipologie di molestie vanno da umiliazioni e critiche (31%), discriminazioni e aggressività (21%) all'eccesso di controllo (17%). Rispetto all'anno scorso sono aumentate le segnalazioni di violazioni di diritti (dal 26% al 33%) e delle discriminazioni (dall'8 all'11%) sul luogo di lavoro.

Dai dati si vede che «a essere colpito maggiormente è il lavoro di cura, quindi principalmente le donne, ma coinvolgendo un crescente numero di uomini. Considerati l'invecchiamento della popolazione - afferma l’assessore Guglielmina Cucci. - e l'allarmante fenomeno della denatalità è urgente un cambio di rotta a livello giuridico, ma anche culturale affinché il lavoro di cura non sia percepito più come un peso, ma come un valore aggiunto».

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