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Giovedì, 22 Febbraio 2024
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La polizia ricorda il questore di Fiume Giovanni Palatucci

La cerimonia si è tenuta alle 9 al parco San Valentino di Pordenone

Si è tenuta oggi, 10 febbraio, alle 9 la commemorazione del questore di Fiume Giovanni Palatucci. Una cerimonia che si è svolta al parco San Valentino in presenza di tutte le autorità locali. La figura di Palatucci è stata insignita della “Medaglia d’Oro al Merito Civile” e riconosciuta “Giusto tra le Nazioni” per onorare il suo sacrificio per aver salvato dal genocidio migliaia di ebrei stranieri e italiani. Nello stesso luogo il 9 febbraio 2021 è stato piantato un “Liriodendro”, conosciuto anche come “Albero dei tulipani”, simbolo di longevità visto che può vivere fino a 400 anni e capace di “coltivare i valori della memoria e del ricordo”.

Alla cerimonia si sono presentati il prefetto Natalino Domenico Manno e il sindaco Alessandro Ciriani. Insieme a loro tutte le autorità politiche, dai comandanti provinciali dell’Arma dei carabinieri e della guardia di finanza, ai rappresentanti dei vigili del fuoco, della polizia Penitenziaria. Presenti anche il comandante della Polizia Locale, i dirigenti della questura, il presidente dell’Anps e i rappresentanti del mondo della cultura della città.

Il questore di Pordenone ha deposto un omaggio floreale alla targa commemorativa in memoria di Giovanni Palatucci. In seguito il Monsignore Roberto Laurita, della Parrocchia San Giorgio di Pordenone (Diocesi di Concordia-Pordenone) ha impartito la benedizione.

La storia

Giovanni Palatucci, nato a Montella il 31 maggio 1909.  Quando furono promulgate le leggi razziali del 1938 si trovava in servizio presso l’Ufficio Stranieri della Questura di Fiume. Dopo essere diventato reggente della questura stessa, salvò la vita a migliaia di ebrei e persone perseguitate, fornendo loro documenti falsi e trasferendoli in un campo di raccolta in provincia di Salerno, dove era presente il vescovo e parente Giuseppe Maria Palatucci.

Con il precipitare degli eventi, Palatucci fu arrestato dalla Gestapo e condannato a morte, pena commutata nel carcere a vita. Fu quindi internato nel campo di concentramento di Dachau, dove morì il 10 febbraio 1945, all’età di 36 anni.

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