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Cronaca

Il dirigente medico lascia il pronto soccorso: «Situazione difficile per gli operatori e per chi soffre»

Carlo Stefanon va in pensione dopo 33 anni in pronto soccorso

Il 14 dicembre andrà in pensione il dottor Carlo Stefanon, responsabile della SOS di Osservazione Breve Intensiva e Degenza Breve Internistica del Dipartimento di Emergenza all’Ospedale di Pordenone. 
È stato lo stesso medico ad annunciare la fine della sua carriera in un lungo post di commiato in cui accende i riflettori sulle difficoltà che sta attraversando la sanità pubblica e sul bisogno di salvare il sistema sanitario nazionale. 

«Situazione difficile per gli operatori e per chi soffre»

Ecco il testo scritto da Stefanon:

Giovedì 14 dicembre sarà l’ultimo mio turno di guardia dopo 33 anni trascorsi in Pronto Soccorso, di cui 24 a Pordenone. Decisione sofferta, maturata dalla sempre maggiore difficoltà nell’affrontare un impegno lavorativo che col passare degli anni è profondamente cambiato, più complesso, faticoso e che ha bisogno di nuova linfa, di nuovi stimoli, di nuovi uomini e donne. Credo sia “normale” e comunque comprensibile, dopo quasi 34 anni, passare il testimone! Purtroppo il disinteresse delle nuove generazioni verso questo lavoro è sotto gli occhi di tutti e di questo la politica e i vertici sanitari dovrebbero non solo riflettere ma cominciare a dare delle soluzioni adeguate e percorribili, evitando le sparate dell’ultima ora (rimettere in corsia o in pronto soccorso gli over 70, tanto per capirci!). Permettetemi però: le professioni sanitarie, tutte, oggi più che in passato, esigono impegno, sacrificio, dedizione, rinuncia, ciò deve essere chiaro ai giovani che si avvicinano a questo mondo e che sono sempre meno attratti dalla sanità pubblica. A loro mi permetto di dire: non fatevi ingannare dalla possibilità di facili guadagni, nessuno vi regalerà nulla! Certo questi anni a Pordenone sono stati intensi, anni di fatica, di sofferenza, di sconfitte e di delusioni ma anche di piccole e di grandi soddisfazioni, di condivisione con un gruppo di lavoro che, pur con il normale turnover, ha fatto dell’essere unito sempre e comunque la sua più grande forza. Come ama ripetere Alessandro tenendo i pollici verso l’alto: “tosi, semo na squadra”. Vero: siamo, siete una grande squadra! A tutte queste persone, a tutti questi grandi professionisti, va il mio grazie! È stato un onore per me! Grazie ai tutti i colleghi, a tutto il personale Asfo con i quali c’è sempre stato un rapporto di stima reciproca. Permettetemi prima di concludere: le difficoltà che sta vivendo la sanità pubblica sono sotto gli occhi di tutti, impossibile fare finta di nulla, ed è chiaro che siano le strutture di emergenza e in particolare il Pronto Soccorso, che è la porta sempre aperta dell’ospedale, a soffrire di più di questa situazione diventata veramente difficile per tutti, per gli operatori ma soprattutto per chi soffre, per i più deboli, per tutti coloro che hanno bisogno di una risposta sanitaria rapida e adeguata. Ben vengano allora le critiche, le richieste di precisazioni, ma cerchiamo di evitare le sterili polemiche spesso dettate da falsi pregiudizi o da prese di posizioni basate solo sul “sentito dire”, perché solo così potremmo insieme collaborare a salvare questo nostro Sistema Santario Nazionale che dal lontano ormai 1978 tutela e difende quello che è il nostro più grande bene comune: la nostra salute.

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