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Venerdì, 1 Dicembre 2023
La denuncia / Maniago

Legambiente contro i poligoni: «Situazione intollerabile e pericolosa per la popolazione»

L'associazione insieme al comitato Cao Malnisio contro le esercitazioni che si stanno svolgendo a Maniago: «Al Dandolo si sta chiedendo di realizzare un nuovo villaggio Afghano»

Il circolo Prealpi Carniche di Legambiente, insieme al Comitato Cao Malnisio, si è scagliato contro i poligoni militari che sono presenti sul territorio Pordenonese. Lo ha fatto con una nota dove accusa le istituzioni regionali e locali di non aver cambiato la loro «disponibilità nel concedere l’utilizzo del proprio territorio per le esercitazioni militari».

Legambiente si riferisce in particolare sull'incontro del 20 luglio tra l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, e i vertici delle basi americane presenti in Italia, ovvero Jon Stephens, consigliere politico del 31esimo Fighter Wing della Base di Aviano e Peter Brownfeld, consigliere politico della Setaf, la Base dell’Army di Vicenza. Nel corso del colloquio, sostiene l'associazione, hanno parlato di alcune aree che da tempo sono usate dai soldati per le esercitazioni militari, dal Dandolo a Maniago dove svolgono gli addestramenti anche i paracadutisti dell’Army di stanza alla Setaf di Vicenza, allo storico poligono di Cao Malnisio, nella zona di Montereale Valcellina. Un incontro nel quale è stata «confermata l’intenzione di proseguire nel solco tracciato dalle relazioni con le istituzioni italiane locali (...) sorvolando comodamente sull’impatto ambientale, sociale ed economico che settant’anni di esercitazioni hanno comportato sui nostri territori».

Il summit a Maniago

Tutto ciò non è cambiato il 20 settembre quando nella città di Maniago si è tenuto il seminario U.S.EUCOM (United States European Command) organizzato dalle forze armate degli Stati Uniti in Europa con sede a Stoccarda. «In questa occasione - prosegue la nota - è stata addirittura valutata l’urgenza di coniugare gli addestramenti militari con la salvaguardia dell’ambiente, obiettivo primario delle attività militari, anche con l’utilizzo di munizioni green». Parole che Legambiente giudica poco credibili dato che «nel poligono di Cao Malnisio, dopo 70 anni di esercitazioni, si è determinata una situazione divenuta ormai intollerabile di inquinamento ambientale verificato da analisi del suolo, disagio acustico e impatto sulla salute per i centri abitati confinanti». Per questo Legambiente si sta mobilitando nella creazione di «un progetto partecipato per la bonifica e chiusura della servitù militare e la valorizzazione sostenibile del territorio».

La situazione nei poligoni del Dandolo e del Cellina Meduna

Legambiente si concentra inoltre sullo stato di salute dei poligoni del Dandolo e del Cellina Meduna che si trovano in un’area protetta della rete Natura 2000, zona SIC e ZPS dei magredi di Pordenone. L'associazione sostiene che «il comando americano sta chiedendo la realizzazione di un nuovo villaggio Afghano, in un’area già devastata dalla presenza di vecchie strutture e inquinata dalle esercitazioni aeree svolte fino agli anni ‘90 ,con sospetto di presenza di uranio impoverito».

Alcune criticità ambientali sono state riscontrate a seguito di un incendio che si è sviluppato su decine di ettari di prati stabili protetti. In quel caso, dichiara Legambiente, dopo alcune escursioni «sono venuti alla luce dei veri e propri giacimenti di vecchie munizioni attorno al sito individuato per realizzare il nuovo villaggio ed inoltre è comparsa la presenza di una discarica abusiva presso l’ex caserma». 

Le condizioni del Cellina Meduna non sono così diverse da quelle emerse lungo la zona del poligono del Dandolo. Un territorio da tempo utilizzato dai soldati per le esercitazioni utilizzando anche mezzi corazzati. Legambiente ha posto l'attenzione «sull'inquinamento da metalli pesanti e radioattivi, come il torio, la cui presenza è stata verificata dall’Arpa su alcuni bersagli di cui restano i terrapieni, mai bonificati nonostante i livelli di inquinamento superassero i limiti».   

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