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Sanità

Radiologia in crisi, fuga di medici da Pordenone

Due persone hanno dato le dimissioni per trasferirsi in Veneto. Conficoni (Pd): «Fallimento dell’assessore Riccardi nella gestione della sanità, con il complice silenzio del sindaco Ciriani»

Sanità sempre più in crisi a Pordenone. Due medici hanno deciso di rassegnare le dimissioni per trasferirsi all'ospedale di Conegliano. L'ennesimo segnale di un sistema sanitario sempre più in affanno nella Destra Tagliamento. Sintomi che si sono fatti sentire con il caso della  radiologia di San Vito al Tagliamento, Sacile, Spilimbergo e Maniago dove il servizio è stato affidato a una ditta esterna. 

Garantire un servizio professionale nel Friuli occidentale sta diventando sempre di più un'impresa. Ed è una situazione che accomuna tutto il Paese alle prese con privatizzazioni, carenza di personale e lunghe liste d'attesa. «Le dimissioni volontarie degli ultimi due radiologi a tempo indeterminato dall'ospedale di Pordenone certificano il fallimento dell’assessore Riccardi nella gestione della sanità, -  dichiara il consigliere regionale Nicola Conficoni (Pd) - con il complice silenzio del sindaco Ciriani che aveva promesso di fare la sentinella ma non ha battuto un colpo di fronte al peggioramento dei servizi, mettendo le ragioni di parte davanti all’interesse dei cittadini».

L'Asfo, come riporta il Messaggero Veneto, di recente aveva deciso di assumere nuovi operatori provenienti dall'Argentina tramite la società Radiologia Carnica di Amaro, in provincia di Udine. Una scelta che è servita, anche se in maniera provvisoria, a risolvere  i problemi legati alla gestione dei turni di lavoro, dagli orari notturni alla carenza di operatori nel pronto soccorso.

«Le ultime uscite di medici - prosegue Conficoni - si sommano alle numerose altre registrate in questi anni che hanno impoverito la sanità pubblica in difficoltà. Non a caso il servizio di radiologia è stato appaltato all’esterno. Dopo il rapporto Agenas sulle liste di attesa e i dati fortemente negativi sulla mobilità sanitaria extraregionale, un altro duro colpo per la giunta Fedriga che, nonostante la carenza di personale sia il primo fattore di crisi, non ha fatto nulla per trattenere i dipendenti delle aziende sanitarie ma ne ha piuttosto favorito la fuga. Se vogliamo risollevare la situazione, urge una svolta. Già a partire dalla prossima legge di stabilità chiederemo vengano messe in campo iniziative volte a migliorare le condizioni di lavoro negli ospedali e nei presidi territoriali al fine di rendere maggiormente attrattivo il sistema».
 

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